IO, CIRO SCOGNAMIGLIO, E CICERONE
La libertà non è una parola: è il primo gesto umano

Napoli 28 Marzo 2026   “LIBERTA’ non PAROLA !”

C’è una libertà che non comincia nelle leggi, ma nell’uomo. Prima ancora dei codici, delle costituzioni, dei tribunali e delle piazze, la libertà nasce come fatto antropologico: nel pensiero, nella scelta, nella possibilità di dire sì o no al mondo. È da qui che bisogna ripartire, soprattutto oggi che la parola libertà viene usata da tutti e compresa da pochi.

La libertà antropologica riguarda la facoltà dell’essere umano di pensare, operare e scegliere secondo coscienza, talento, responsabilità. Non è soltanto un diritto scritto. È una struttura dell’umano. È ciò che distingue una persona da una semplice presenza biologica. È il segno di un’esistenza che non accetta di essere solo trascinata dagli eventi, dai poteri, dalle convenienze, dalle paure.

Le grandi carte della civiltà hanno cercato, nel corso dei secoli, di dare forma giuridica a questa esigenza profonda. Dalla Magna Charta Libertatum del 1215 fino alle costituzioni moderne, il tentativo è sempre stato lo stesso: riconoscere che l’uomo non può essere trattato come oggetto, ma come soggetto. La libertà personale, infatti, è anzitutto difesa del corpo da ogni arbitrio; la libertà di circolazione è difesa del cammino; la libertà di pensiero è difesa della coscienza. Non sono la stessa cosa. E non a caso la Costituzione repubblicana le distingue, le disciplina, le protegge in modo separato. Perché sa che l’uomo è complesso, e che la libertà non ha una sola faccia.

Ma la libertà non è soltanto materia per giuristi. È stata, ed è, una questione decisiva anche per l’antropologia. Margaret Mead, studiando la vita delle adolescenti nelle isole Samoa, mise in evidenza come il disagio umano non sia mai soltanto naturale, ma spesso culturale e sociale. In una società più semplice, meno oppressa dalle rigidità della modernità occidentale, certi passaggi dell’esistenza apparivano meno traumatici. Il messaggio era chiaro: la libertà non vive fuori dai contesti. Cresce o si restringe dentro le strutture culturali, nei modelli educativi, nei legami della comunità, nelle attese che una società impone o alleggerisce.

Ed è qui che la questione si fa più seria. Perché la libertà non coincide con il capriccio. Non è fare tutto ciò che si vuole. Non è passare da una dipendenza a un’altra illudendosi di chiamarla emancipazione. La libertà vera è relazione tra libero arbitrio e responsabilità, tra desiderio e limite, tra aspirazione personale e bene comune. È esercizio dell’essere, non semplice movimento della volontà. È un atto spirituale e materiale insieme. Riguarda l’individuo, ma anche la collettività di cui fa parte.

Per molti pensatori, e anche per la tradizione religiosa, la libertà rappresenta il segno più alto dell’immagine divina nell’uomo. Non perché l’uomo sia onnipotente, ma perché è chiamato a scegliere. E ogni scelta vera comporta peso, rinuncia, orientamento, rischio. La libertà, allora, non è leggerezza. È una fatica alta. È una conquista mai definitiva. È il continuo misurarsi tra ciò che ci eleva e ciò che ci trattiene.

Oggi, in un tempo che confonde tutto, la libertà viene spesso ridotta a slogan. Si invoca per interesse, si brandisce come un’arma, si piega ai consumi, alle appartenenze, alle tifoserie politiche o ideologiche. Ma una società che usa la parola libertà senza interrogarsi sull’uomo finisce per svuotarla. E allora diventa urgente tornare a un pensiero multidisciplinare, serio, profondo: filosofico, antropologico, giuridico, spirituale. Perché la libertà dell’uomo non si capisce con una sola lingua.

La verità è che l’uomo libero non è quello che urla di più. È quello che comprende il peso del proprio passo. È quello che sa che il corpo va rispettato, la coscienza custodita, il cammino difeso. È quello che non consegna la propria interiorità al potere, alla massa, alla moda, alla paura. È quello che sa stare nel mondo senza appartenere al lato sbagliato della storia.

Io, Ciro Scognamiglio, con il mio passo e con la mia voce, la penso così: la libertà non è un lusso della modernità, ma la prima antropologia dell’umano. E quando una civiltà smette di educare alla libertà, comincia lentamente a educare alla dipendenza.

Fuoritempo
La libertà non è fare ciò che ci passa per la testa: è non lasciarsi portare via la testa da nessuno.

Firmato
Ciro Scognamiglio

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