RIP un fratello che muore oggi, da uomo della terra — ma non da uomo di appartenenza. Purtroppo è arrivata l’età dei distinguo, non delle abiure né degli atti barnacchiani che portano all’oblio. Siamo ancora dentro il voto, tra oggi, domani e dopodomani: ma quale fratello devo pregare, se non per chiedere riposo — ma diverso.


LONTANI LA TRAVERSATA

Domenica del Decumano

Funerale, Preghiera e Verità di un uomo di strada

La morte mette tutti sullo stesso piano ma è una bugia dire che ci rende tutti uguali. Davanti a un feretro si prega, si deve pregare, ma non si deve dimenticare. Si prega per chi muore, sempre, è un atto di fede e non di convenienza.

Ma oggi vedo troppi avventori fuori dalle chiese: non pregano, chiedono solo “chi è morto” e quando lo sanno costruiscono un rispetto di circostanza. Quello non è rispetto, è teatro.

Io prego per Umberto Bossi, lo faccio da uomo, ma non cancello quello che è stato: è stato l’uomo che ha sdoganato il turpiloquio politico e dopo di lui sono cadute anche le cravatte nelle istituzioni. Questo resta e i fatti non si seppelliscono insieme ai morti.

Presidente Mattarella, Lei oggi ha pregato anche per l’uomo e io, da uomo della strada, Le chiedo solo una cosa: nessuno è depositario del verbo, nemmeno un professore, nemmeno chi scrive. Io scrivo sotto responsabilità e non sotto dettatura ma scelgo di fidarmi di Lei perché sta difendendo il dolore e la Costituzione, non Le chiedo cosa voterà ma da uomo e da maestro ho capito dalle Sue lezioni dove sta la misura.

A 21 anni ero professore, insegnavo elettronica, area tecnologica, ho fatto scuola vera. Oggi sono preside, sono stato professore nelle scuole superiori e all’università, sono in pensione e sono stato richiamato all’Ordine dei Giornalisti perché non mi può comprare nessuno. Non è un titolo, è una scelta.

Vengo dalla strada e resto uomo della strada, i miei monelli — oggi uomini — mi cercano ancora perché non ho mai venduto la parola.

Posso pregare per Bossi? Sì. Devo pregare per Bossi? Sì. Ma non mi sento uguale a tutti perché i ladri, i falsi, i disonesti per mestiere non diventano santi per decreto, altrimenti devo convincermi che sono stato davvero uno “stronzo idealista”.

Ho 72 anni, sta arrivando la sorella senza naso, se arrivo a 84 come Bossi ho fatto bingo ma oggi sono acciaccato e poco benestante e lo dico senza retorica: non ho rubato brillanti.

Umberto, ti accompagni il Dio unico, arrivi alla tua Gerusalemme, ma una cosa te la devo dire chiaramente: non cercare mio padre, si menano.

Mio padre veniva da Sparanise, arrivò ad Auschwitz. Nel piazzale un camion fermo, si mise in gioco con un mitra alla tempia e quella scelta lo tenne in vita.

La stessa sera nella baracca si mena con un russo, li avviano al forno, il capo lo guarda e lo prende dicendo “questo mi serve”. Il russo è diventato cenere, fumo, mio padre no.

Non ha dormito più tutta la vita. Dalle tre alle sei del mattino, alla finestra, ripeteva: “So fare il meccanico”. “Ich bin Mechaniker”. Lo diceva per capire perché era vivo.

Per questo, Umberto, non cercarlo. Le misure sono diverse e certe storie non si confondono.

Io prego per il perdono ma non per l’oblio, perché davanti alla morte siamo tutti uguali ma nella vita no.


Fuoritempo

La morte non assolve, sospende.

E mentre gli uomini dimenticano, Dio distingue.


Ciro Scognamiglio
Direttore
Lontani La Traversata

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