LONTANI LA TRAVERSATA
16 MARZO – LA MEMORIA NON È UN FIORE AL CIMITERO
Il 16 marzo non è una data neutra nella storia italiana. È il giorno in cui la Repubblica ha guardato dentro se stessa e ha visto la propria fragilità. La mattina del 16 marzo 1978, a Roma, in via Fani, un commando delle Brigate Rosse attaccò il convoglio su cui viaggiava Aldo Moro. Furono uccisi cinque uomini della scorta e Moro venne rapito. Cinquantacinque giorni dopo, il 9 maggio, il suo corpo fu trovato nel bagagliaio di una Renault 4 nel centro della capitale.
Da allora quella vicenda è diventata uno dei nodi più dolorosi della memoria repubblicana. Ogni anno si ricordano le vittime, si depongono corone, si pronunciano parole solenni. Ma la memoria della storia non può fermarsi alla cerimonia. La memoria vera è fatta di domande scomode.
Negli anni, accanto ai processi e alle commissioni parlamentari, sono nati anche percorsi inattesi di confronto tra chi subì la violenza e chi la praticò. Uno dei documenti più sorprendenti di questa stagione è il libro Il libro dell’incontro, sottotitolato Vittime e responsabili della lotta armata a confronto, pubblicato da Il Saggiatore. Il volume racconta un percorso durato anni in cui familiari delle vittime del terrorismo e alcuni ex militanti della lotta armata si sono incontrati per confrontarsi, parlare, ascoltarsi. Non è un processo giudiziario e non è neppure un’assoluzione morale. È piuttosto un tentativo di guardare in faccia la tragedia della violenza politica italiana e interrogarsi sulle responsabilità personali e collettive.
Dentro quel percorso compare anche il nome di Anna Laura Braghetti, una delle brigatiste coinvolte nel sequestro Moro. La sua vicenda è stata raccontata anche nel libro Rosso è il perdono, scritto dai giornalisti Arnaud Gonzague e Olivier Tosseri e pubblicato da Rizzoli Libri. Il volume ricostruisce il percorso umano e politico della Braghetti: la militanza nella lotta armata, la partecipazione al sequestro Moro e, negli anni successivi, il difficile confronto con la propria storia e con le conseguenze di quelle scelte.
Questi libri non risolvono il mistero politico del caso Moro. Non spiegano tutte le zone d’ombra della storia italiana. Ma aprono uno spazio che spesso la politica evita: quello della responsabilità personale e della memoria condivisa.
Ed è qui che il 16 marzo continua a parlare all’Italia di oggi.
Ricordare non significa soltanto celebrare. Significa interrogarsi su ciò che siamo stati e su ciò che siamo diventati. E la domanda diventa inevitabile quando si guarda al presente. Un Paese che continua a dividersi tra Sì e No, tra fronti che gridano di possedere la verità, tra bandiere che sventolano più per conquistare potere che per difendere il bene comune.
La Costituzione italiana nasce da un’esperienza tragica della storia: la guerra, la dittatura, i campi di sterminio, la resistenza civile e politica che ricostruì la Repubblica. È figlia di quella generazione che usciva dalle macerie del 1945 e cercava di costruire uno Stato più giusto.
Oggi, invece, il dibattito pubblico sembra spesso ridursi a uno scontro permanente. Si litiga su referendum e schieramenti mentre il Paese reale continua a vivere le sue contraddizioni: quartieri dove le case popolari cadono a pezzi, palestre pubbliche senza certificazioni di sicurezza, disabili costretti a revisioni mediche umilianti anche quando la loro condizione è evidente e irreversibile, cittadini che incontrano muri burocratici dove dovrebbe esserci lo Stato.
Sono queste le vrenzole di verità che la memoria dovrebbe aiutare a guardare.
Perché la memoria non serve a costruire monumenti. Serve a costruire responsabilità.
Il 16 marzo non è soltanto il giorno di Aldo Moro. È il giorno in cui l’Italia dovrebbe chiedersi se la democrazia che difendiamo è ancora capace di ascoltare i suoi cittadini o se è diventata soltanto un’arena di potere.
Quando la memoria diventa rituale, la storia smette di insegnare.
E quando la politica smette di ascoltare la realtà, il rischio non è solo l’oblio del passato ma l’incapacità di comprendere il presente.
Ciro Scognamiglio
Direttore Lontani La Traversata
16 marzo 2026
FUORITEMPO -<La memoria non è portare fiori ai morti della Repubblica.
È avere il coraggio di dire la verità ai vivi>. AFORISMO **Le democrazie non cadono solo con le armi. A volte si consumano lentamente tra commemorazioni solenni e problemi ignorati**.


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