FUORITEMPO

Ci chiedono di votare SÌ o NO.
Ma prima di mettere una croce su una scheda bisogna avere il coraggio di dire una cosa semplice: il voto è sempre politico. Non esiste voto neutro. Non esiste voto tecnico. Chi racconta questa favola vende fumo.

Sì o No non sono formule giuridiche: sono scelte di potere.
E quando il potere si muove, intorno si muovono anche le bande. Non scandalizziamoci: nella storia umana è sempre stato così. Bande politiche, bande ideologiche, bande di interesse. Persino chi si crede puro spesso difende solo il proprio recinto.

Io, alla mia età, continuo a fare uno sforzo: capire.
Avrei potuto ritirarmi in silenzio, come gli elefanti che si allontanano per morire. Invece no. Finché si ha fiato bisogna pensare e parlare. Perché il problema non è morire: quello succede a tutti. Il problema è vivere senza capire in che mondo si sta.

Dalla fine della guerra, dal 1945, questo Paese parla continuamente di giustizia.
Eppure milioni di cittadini hanno incontrato, almeno una volta nella vita, una porta chiusa:
“Non posso fare nulla per lei”.

Questa frase è diventata una delle più potenti della burocrazia italiana.

Allora la domanda è legittima: che giustizia vogliamo?
Non quella proclamata nei convegni. Non quella usata come clava politica.
Quella reale, che entra nella vita delle persone.

Per questo il voto conta. Sempre.
Perché votare non significa scegliere un santo o un demonio.
Significa dire: non decidete senza di me.

Io personalmente voto NO.
Non perché qualcuno me lo ordina, ma perché non accetto che una sola parte — magistrati, politici o chiunque altro — si presenti come depositaria della verità.

La democrazia vive proprio nel conflitto delle idee.
E il voto serve a questo: ricordare a tutti che il popolo non è proprietà di nessuno.

Poi ognuno voti come vuole.
L’importante è capire che quella croce sulla scheda non è un gesto burocratico.

È una presa di posizione nella storia.

E se qualcuno pensa che i cittadini siano fessi,
forse ha dimenticato una cosa semplice:

il popolo può anche sopportare a lungo, ma prima o poi presenta il conto.

Ciro Scognamiglio
Lontani La Traversata

Fuoritempo.

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