LONTANI LA TRAVERSATA

UN CAFFÈ TRA NAPOLI E TEHERAN

Tra Napoli e Teheran ci sono circa 3.200 chilometri.
La distanza di un volo di poche ore.
Ma politicamente sembra un oceano.

Al tavolino immaginario di questa pittografia siedono due uomini.
Uno guarda Piazza San Domenico Maggiore, con la folla che passa.
L’altro guarda la sua città, Teheran, dove la storia non si è mai fermata.

Io, da Napoli, gli dico una cosa semplice:

«Amico mio, io ho visto passare cinquant’anni della vostra storia.
Dopo la caduta dello Scià e l’esilio del re, il mondo ha guardato l’Iran sempre come un enigma.»

E la cronaca non è stata leggera.

1979–1989.
La rivoluzione islamica rovescia lo Scià Mohammad Reza Pahlavi.
Nasce la Repubblica islamica guidata da Khomeini.
L’Iran entra subito nella guerra devastante con l’Iraq di Saddam Hussein: otto anni di sangue, centinaia di migliaia di morti.

1989–1999.
Muore Khomeini.
Il potere passa a Ali Khamenei come guida suprema.
Il paese cerca un equilibrio tra riforme e controllo religioso, mentre il mondo occidentale mantiene diffidenza e sanzioni.

1999–2009.
Arrivano proteste studentesche e movimenti riformisti.
Poi le elezioni contestate del 2009 portano nelle strade milioni di persone: il cosiddetto movimento verde viene represso duramente.

2010–2020.
Sanzioni internazionali pesanti per il programma nucleare.
Nel 2015 un accordo con le potenze mondiali prova ad aprire uno spiraglio, ma la tensione ritorna quando gli Stati Uniti si ritirano dall’intesa.

2020–oggi.
Proteste interne, crisi economica, repressioni e nuove paure geopolitiche.
Nel frattempo il mondo si muove tra nuove alleanze: la Russia parla, la Cina osserva, l’Occidente oscilla tra pressioni e diplomazia.

E allora io, seduto al tavolino napoletano, gli dico:

«Vedi, amico mio, tu forse vivi bene rispetto al popolo che paga sempre il prezzo più alto.
Ma la storia non risparmia nessuno.
E oggi il mondo sembra davvero stare dentro una pentola che bolle.»

Stamattina ero all’ASL.
La gente non parlava di geopolitica.
Parlava di esami, pensioni, malattie.
Ma negli occhi avevano la stessa tristezza di chi sente che il mondo non promette pace.

Non bastano le malattie.
Ora pesa anche la guerra degli altri.

E allora torno alla domanda che sta al centro della pittografia:

vengo io a Teheran o vieni tu a Napoli per prendere un caffè?

Perché se due uomini riescono a sedersi allo stesso tavolo,
forse la politica un giorno dovrà imparare a fare lo stesso.

Ciro Scognamiglio
Direttore – Lontani La Traversata
Fotografia Vagabonda – Pittografia 2026
Archivio per i ragazzi del 3000.

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