LONTANI LA TRAVERSATA

Rivista COSTUMI

FOTOGRAFIA VAGABONDA – COSTUMI DEL MEDITERRANEO

Citara – Procida
C A L M A N A
08 marzo 2026

A Citara, sull’isola di Procida, il Mediterraneo appare immobile come una tela antica. Un sentiero di pietra scende verso il mare e diventa palcoscenico naturale per una scena che non è folclore, ma storia viva.

Davanti all’orizzonte si dispongono le donne dell’Associazione Museo delle Donne del Mediterraneo – Calmana, guidata dalla storica e iconografa professoressa Genoveffa Palumbo, docente dell’Università Roma Tre. Gli abiti che indossano non sono costumi scenografici: sono frammenti di civiltà.

Ricami, colori, tessuti e copricapi raccontano il lungo viaggio delle culture mediterranee. Ogni veste porta con sé una geografia: Grecia, Levante, Nord Africa, Italia meridionale. Il Mediterraneo non è solo mare. È una trama di popoli che per millenni hanno condiviso saperi, riti, lavoro, maternità, arte e resistenza.

L’associazione Calmana, nata a Napoli nel 2000 da un gruppo di studiose e ricercatrici, ha un obiettivo preciso: costruire un Museo delle Donne del Mediterraneo, un luogo – reale e simbolico – dove rendere visibile il contributo femminile alla storia delle civiltà mediterranee.

Il nome scelto non è casuale.
Calmana, secondo tradizioni parascritturali diffuse nelle culture ebraiche, cristiane e musulmane, sarebbe la prima donna nata al mondo. Un’origine simbolica che restituisce al femminile il ruolo di inizio della storia umana.

Negli anni l’associazione ha promosso ricerche, seminari, corsi di museologia di genere, studi storici e antropologici sui saperi femminili nel Mediterraneo. Non una memoria marginale, ma un patrimonio culturale spesso rimasto invisibile.

La scena di Citara diventa così una pittografia del presente.

Le donne stanno davanti al mare come davanti alla storia.
E l’8 marzo assume un significato diverso.

Qui non servono mimose.
Queste donne non hanno bisogno di auguri.

Sono nate libere.

E spesso possiedono capacità di gestione della vita – familiare, culturale, sociale – più alte di tanti maschi che pure si proclamano sapiens.

La fotografia allora supera il documento e diventa memoria museale.

Uno scatto che parla di civiltà mediterranea, di identità e di continuità tra generazioni.

Per questo l’immagine entra simbolicamente nell’archivio del tempo.

Ai ragazzi del 3000.

Pittografia – DPFOTO CS99
Ciro Scognamiglio
2026

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