S I L E N Z I O

Quando muore un bambino, le parole diventano sempre troppo piccole. Restano solo due cose che riescono ancora a stare in piedi: il silenzio e la preghiera.

Domenico Caliendo.

Due anni appena.

Una vita che stava appena imparando a dire il mondo: a camminare, a guardare, a fidarsi delle mani degli adulti.

E invece il suo cammino ha incrociato l’ombra più dura: la violenza degli uomini.

Per questo la frase che ho scritto pesa come una pietra:

“Noi siamo i mostri.”

Non perché tutti lo siamo, ma perché il male che colpisce un bambino nasce sempre dentro la nostra specie, dentro una società che a volte non riesce a proteggere i più piccoli. Quando accade, non è solo una famiglia a essere ferita. È l’umanità intera che si scopre fragile, incompiuta.

Oggi, davanti a una bara così piccola, non servono analisi.

Serve rispetto.

Serve silenzio.

E forse una preghiera semplice, anche per chi non prega mai:

Dio dei bambini,

accogli Domenico tra le tue braccia.

Dove il mondo non ha saputo custodirlo,

tu rendilo luce.

E insegnaci a non diventare indifferenti,

perché ogni bambino è il futuro affidato alle nostre mani.

Oggi Napoli non dovrebbe parlare forte.

Dovrebbe camminare piano.

Per Domenico.

Per la sua mamma.

Per un dolore che nessuna parola potrà mai spiegare.

Silenzio e preghiera.

Oggi è tutto quello che possiamo dare.

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