Verona–Napoli, Sanremo, il Vicolo
Cronaca sentimentale di una domenica qualunque #1marzo2026
È #domenica.
È del Signore, ma è pure del vicolo. Quello con il fiocchetto dell’odore del ragù che sale dalle scale, lento come una preghiera laica. La carne fa male – dicono – quasi come il pesce al ristorante quando guardi il conto e ti viene la conversione istantanea. Costa. E allora impariamo pure a non “cacciarlo”, come si dice da queste parti. Educazione #sentimentale ed economica insieme.
Ma stavolta è #successo di più.
Al Stadio Marcantonio Bentegodi hanno chiamato “#chiattone” a Romelu Lukaku. E il chiattone ha segnato. E dopo il gol ha fatto quel gesto che non è vendetta, è pedagogia da campo: “Che avete capito?”. Il #fisico non è insulto. È strumento. È lavoro. È identità che si muove nello spazio. L’antropologia del pallone è semplice: prima deridi, poi rincorri.
Nel settore tribuna Ovest – area ospiti istituzionali – una quindicina di tifosi azzurri è stata aggredita e accerchiata da un gruppo di sostenitori dell’#Hellas. Intervento rapido degli steward, uscita scortata, facinorosi identificati. Nel settore ospiti, un migliaio di napoletani dal Nord Italia: nessun problema all’uscita. La civiltà è una linea sottile: basta poco per sporcarla, basta poco per difenderla.
Intanto, #altrove, altre arene.
Al Festival di Sanremo qualcuno ha discusso di corpi, di estetiche, di scelte. Si è detto che sul palco non sempre arriva il “#maschio più #bello”. E meno male. Perché la bellezza da sola non regge una nota. La voce sì. Il talento sì. La storia sì. E se uno porta sul palco ciò che è, senza farsi scolpire dal consenso, allora quella è coerenza. Non marketing.
E poi la vittoria del napoletano Sal Da Vinci. Fratello di #Leonardo da Vinci? No. Ma fratello di un’altra Napoli che canta, che resiste, che si prende la scena senza chiedere permesso. Settimana difficile, dice qualcuno al di sopra del #Garigliano. E forse è vero. Ma quando uno dei nostri alza un microfono e lo tiene fermo, è riscatto collettivo.
Campo. Palco. Vicolo.
Tre arene della stessa vita.
Nel campo si misura il corpo.
Sul palco si misura la voce.
Nel vicolo si misura l’anima.
E noi osserviamo. Non da giudici. Da #antropologi del quotidiano. Perché chiamare qualcuno “chiattone” o scegliere chi deve stare su un palco racconta molto più di una partita o di una canzone. Racconta che società siamo.
Il 5 aprile è #Pasquarella. Siamo in Quaresima. Ragazzi, fate i bravi guaglioni. Io il fioretto l’ho fatto: niente #sigaro. Se non ci credete, venite a studio-casa e controllate il portacenere. #Vuoto.
La domenica del ragù insegna una cosa semplice:
prima di giudicare il corpo di un uomo, guardate il peso delle vostre parole.
E magari, ogni tanto, fate silenzio.
Che pure il silenzio segna.
FUORITEMPO –IL SILENZIO CHE SEGNA!

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