TRASPARENZA EPIDEMIOLOGICA E GIUSTIZIA SANITARIA
#plrILDIRETTOREcs99 – Lontani La Traversata -24/02/2026
Dopo vent’anni di richieste, la verità distretto per distretto
di Prof. Antonio Marfella
Medico oncologo – Medico dell’Ambiente
Per oltre vent’anni ho chiesto una cosa semplice: conoscere i dati epidemiologici disaggregati per distretto sanitario. Non percentuali generiche, non numeri aggregati, non medie che annacquano le differenze. Dati chiari, leggibili, confrontabili. Distretto per distretto.
Oggi, dopo la risposta formale dell’ASL Napoli 1 Centro alla richiesta di trasmissione e pubblicazione dei dati del Registro Tumori, possiamo forse intravedere un passaggio storico.
La sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo Cannavacciuolo e altri c. Italia del 30 gennaio 2025 ha imposto un obbligo preciso: garantire trasparenza piena e tempestiva dei dati sanitari ed epidemiologici nei territori esposti a rischio ambientale. Non una facoltà, ma un dovere.
Per anni abbiamo sentito dire pubblicamente che i dati per distretto esistevano e che non mostravano criticità rilevanti. Se quei dati erano realmente disponibili, perché non sono stati pubblicati in forma strutturata e accessibile? Se non lo erano, perché si è affermato il contrario?
La questione non è polemica. È etica.
Perché i dati disaggregati sono decisivi
L’ASL Napoli 1 Centro comprende undici distretti sanitari. Undici realtà profondamente diverse per densità abitativa, esposizione ambientale, storia industriale, traffico, presenza di porto e aeroporto, siti contaminati.
Aggregare significa diluire.
Diluire significa rendere invisibili le differenze.
Capri e Ischia non sono Napoli Est.
Bagnoli non è il Vomero.
Pianura non è Chiaia.
Acerra non è Posillipo.
Se l’incidenza oncologica è più alta in un’area industriale rispetto a un’isola turistica, quel dato deve emergere. Non per allarmare, ma per intervenire. Senza dati territoriali precisi non esistono politiche ambientali mirate, non esiste prevenzione calibrata, non esistono bonifiche prioritarie fondate su evidenze.
La scienza non è neutra rispetto alla giustizia: è lo strumento per renderla possibile.
La responsabilità istituzionale
La risposta dell’ASL riconosce la necessità di un’elaborazione statistica ad hoc e di una validazione metodologica rigorosa, stimando circa sessanta giorni per la finalizzazione e la pubblicazione del report.
È un passo che aspettavamo da anni.
La mancata ostensione dei dati, come richiamato dalla sentenza CEDU, espone le istituzioni a responsabilità non solo amministrative, ma anche civili e potenzialmente penali, perché in gioco non vi è una disputa tecnica, ma la salute pubblica.
Ogni cittadino ha il diritto di sapere se vive in un’area a maggiore incidenza oncologica. Ha il diritto di scegliere consapevolmente dove abitare, dove far crescere i figli, dove investire.
La conoscenza è prevenzione.
Il prezzo personale
Non nascondo che questa battaglia mi è costata molto.
Ho pagato con la salute, con la carriera, con isolamento professionale.
Eppure non ho mai cercato uno scontro personale. Ho cercato dati. Solo dati.
Se oggi possiamo dire “forse ci siamo”, non è una vittoria individuale. È la conferma che la perseveranza scientifica, quando è guidata dal servizio e non dall’interesse, alla fine trova un varco.
Ho sempre creduto che la medicina ambientale non sia ideologia ma metodo: raccolta dei dati, analisi, confronto, pubblicazione trasparente.
Campania: il banco di prova
Se i dati verranno pubblicati in forma chiara, omogenea, aggiornata e comparabile con gli altri registri regionali, allora non parleremo solo di Napoli 1 Centro.
Parleremo di Campania.
Sapremo finalmente quanto incide l’inquinamento nelle diverse aree: Capri e Ischia rispetto a Napoli Est, Bagnoli, Pianura, Acerra. Potremo confrontare serie storiche annuali, valutare trend, individuare correlazioni tra esposizione ambientale e incidenza oncologica.
Senza demonizzazioni.
Senza negazionismi.
Con numeri verificabili.
La scienza non teme la verità. La teme solo chi non vuole guardarla.
Una questione morale
Non combatto contro qualcuno. Combatto contro l’opacità.
La trasparenza epidemiologica non è un atto tecnico. È un atto morale.
È il riconoscimento che la salute collettiva viene prima delle convenienze politiche, delle narrazioni rassicuranti, delle omissioni prudenziali.
La verità sanitaria non ha colore politico. Ha coordinate territoriali.
Un auspicio personale
Chiedo solo di poter vedere quei dati pubblicati, consultabili, leggibili da chiunque.
Se ciò accadrà, potrò dire di aver servito la mia città come medico.
E potrò presentarmi con meno vergogna davanti alla memoria di Giuseppe Moscati, medico e santo di Napoli, che ha insegnato che la scienza è servizio, non carriera.
Non chiedo altro.
Chiedo che la verità sia pubblica.
Distretto per distretto.
Anno per anno.
Perché la salute non è statistica astratta.
È vita concreta.
Prof. Antonio Marfella
Medico oncologo – Medico dell’Ambiente
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