Rassegna Stampa
di
Daniele Diaco
” A casa mia siamo tutti di sinistra, non fascisti. Ai fascisti abbiamo detto ciao!” La parte migliore di Sanremo è stata lei: Gianna Pratesi, 105 anni, ora come allora non ha paura di parlare chiaro.
E a proposito di parlare, Meloni è rimasta muta.
NOI SCRIVIAMO :
SANREMO È SANREMO.
Ma ogni tanto, più delle canzoni, resta una voce.
Quest’anno, sullo sfondo delle luci del Teatro Ariston, la frase che ha attraversato il Paese non è stata un ritornello, ma una dichiarazione netta:
“A casa mia siamo tutti di sinistra, non fascisti. Ai fascisti abbiamo detto ciao.”
A pronunciarla è stata Gianna Pratesi, 105 anni. Non una provocazione da social, non una battuta da talk show. Una memoria vivente.
Quando una donna di 105 anni parla con lucidità, non è ideologia. È archivio storico che respira. È esperienza attraversata, non raccontata per sentito dire.
L’ANGOLAZIONE STORICA conta.
Chi ha vissuto il Novecento porta addosso il peso delle scelte, delle paure, delle divisioni, della Liberazione. La parola “fascismo”, per chi l’ha conosciuto, non è categoria da dibattito televisivo: è biografia.
Sul piano politico, il silenzio di Giorgia Meloni è stato notato. Ma forse il punto non è chi risponde o non risponde. Il punto è un altro: il Festival della canzone continua a essere, volente o nolente, specchio del Paese.
Sanremo non è mai stato solo musica.
È termometro civile. È palco simbolico. È luogo dove generazioni diverse si incrociano.
E quando una centenaria prende parola, accade qualcosa che va oltre la polemica.
Si apre una frattura temporale: il Novecento entra nel 2026 e ricorda che la Storia non è materia neutra.
Una ragazza di 105 anni – sì, ragazza – ci ricorda che la memoria non invecchia.
Invecchiano i corpi.
La coscienza, se resta vigile, resta giovane.
Sanremo passa. Le canzoni cambiano.
Ma certe frasi restano.
Angolo di Storia.
Perché quando parla chi ha attraversato un secolo, non è opinione. È memoria che bussa alla porta del presente.

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