LONTANI LA TRAVERSATA
di Ciro Scognamiglio 19 febbraio 2026
Dimissioni, barricate e memoria: la politica che deve scegliere se gridare o costruire
Le dimissioni di Cirielli dal Consiglio regionale della Campania sono un fatto politico. Oggettivo. Legittimo. Spiegato con la parola “incompatibilità”. Si opta per Roma, per il governo, per una fase internazionale delicata. Punto.
Ma ciò che mi inquieta non è la scelta in sé. È il modo in cui reagiamo.
Quel “non me lo sarei mai aspettato” ripetuto come un rosario polemico non è analisi, è sfogo. È legittimo per chi milita. È meno utile per chi vuole costruire.
Io non appartengo. Sono uomo di libertà. Figlio di un deportato. E quando sento il clima salire verso le barricate, mi domando: stiamo discutendo idee o stiamo contando pugni e braccia tese?
La storia insegna prudenza.
Giambattista Vico ci ricorda che i corsi e ricorsi non sono fatalità, ma responsabilità umane. Le società cadono quando smettono di pensare e iniziano a reagire solo di pancia.
Hannah Arendt ha scritto che il male diventa banale quando il pensiero abdica.
E allora guardiamo i fatti.
Cirielli lascia per incompatibilità istituzionale. È una scelta politica, non un tradimento metafisico. Si può condividere o contestare, ma non trasformarla in detonatore emotivo permanente.
Dall’altra parte c’è Nonno, con una storia radicata, voti reali, militanza, identità rivendicata. Se raccoglie consenso, vuol dire che intercetta un bisogno. Ignorarlo o ridicolizzarlo non lo cancella. Lo rafforza.
E qui sta il punto: 12.000 voti non sono un incidente atmosferico. Sono cittadini. Che piacciano o meno.
Se ogni decisione viene letta come provocazione, e ogni consenso come minaccia, allora sì, finiremo a parlare di barricate. Ma la politica non è un tiro al bersaglio morale. È conflitto regolato. È confronto sui contenuti.
Io sono arrivato a Pianura tra diffidenze e scontri. Poi abbiamo parlato. Su fronti opposti, sì. Ma parlato. Non sempre si è amici. Si può però restare civili.
La democrazia non è il luogo dove si dice “non me lo aspettavo”.
È il luogo dove si dice: “Non condivido, ma capisco perché esisti”.
Se torniamo a trasformare ogni divergenza in demonizzazione, stiamo tradendo la memoria. La mia, almeno, è chiara: chi ha visto cosa accade quando l’ideologia supera l’umanità non gioca più con il fuoco.
E chi non ha mai sbagliato, scagli il primo sanpietrino.
Io, per prudenza storica, preferisco tenerli a terra.
FUORITEMPO
Non è la scelta di un uomo a fare paura.
È l’incapacità collettiva di discutere senza urlare.

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