LONTANI LA TRAVERSATA

FOTOGRAFIA VAGABONDA

di Ciro Scognamiglio – #DPFOTOpittografiaCS99

Carnevale, ultimo giorno e un incendio che interroga

17 febbraio 2026. Ultimo di #Carnevale. Una data che non è solo calendario ma archivio, perché alcune giornate chiedono di essere conservate prima ancora di essere comprese. La città era vestita di colori, maschere, coriandoli, carri allegorici. Poi il fuoco. Un incendio rompe la scenografia festiva e costringe a cambiare registro.

La domanda corre più veloce delle fiamme: siamo malpensanti se ci interroghiamo? La risposta è semplice e scomoda: sì, lo siamo. Lo siamo quando l’esperienza della strada ci ha insegnato che dietro ogni fatto può nascondersi una seconda lettura. Lo siamo come chi, interrogato sulla fede, afferma di credere ma non rinuncia alla propria coscienza critica. Credere non significa smettere di pensare.

In queste ore circolano ipotesi. Cassa, assicurazioni, responsabilità, fatalità. È legittimo chiedersi se si tratti di coincidenze o di interessi. È altrettanto necessario attendere gli accertamenti ufficiali. Il giornalismo serio non sostituisce le inchieste, ma registra il clima, le percezioni, le inquietudini collettive.

La storia, si dice, farà chiarezza. Ma la storia non sempre parla subito e non sempre dice tutto. Molti eventi restano sospesi tra versioni, silenzi e memorie selettive. Per questo la fotografia diventa documento: fissa il prima e il dopo, trattiene l’istante in cui la festa si interrompe e lascia spazio al dubbio.

Ultimo di Carnevale 2026: una città che balla e una città che brucia non sono immagini incompatibili, sono due facce dello stesso tempo. Sta alla responsabilità pubblica chiarire cause e responsabilità. Sta alla coscienza civile non smettere di domandare.

Al 3000 mancano #900settantaquattro. Noi non saremo qui a commentare, ma ciò che oggi viene scritto, fotografato e archiviato potrà essere letto come testimonianza di un passaggio storico. Non è malpensiero. È memoria attiva.

Fuoritempo –

Non è il fuoco che fa paura.

È l’abitudine a voltarsi dall’altra parte.

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