DOMENICA DEL DECUMANO

< alba del 16 febbraio 2026 > di cirosco99

Dal fiore giallo all’arena: sport e calcio non sono la stessa cosa

Stanotte abbiamo parlato del fiore giallo, neve, silenzio, oro vero, gesto pulito, misura umana, lo sport nella sua essenza, quello che non urla e non si vende, quello che resiste nel freddo e nella concentrazione, lo abbiamo visto nei volti di Federica Pellegrino e Lisa Vittozzi, fatica verticale, limite personale, nessuna arena, nessun talk show, nessuna moviola permanente, solo respiro e disciplina, solo corpo e mente in equilibrio.

Poi abbiamo detto che noi avevamo il calcio e avevamo lo sport, e non erano la stessa cosa, lo abbiamo scritto senza paura, lo ribadiamo oggi collegando il fiore al quadro dei Gladiatori 2026, perché l’incidente di Rrahmani, il muscolo che cede, il corpo che si ferma, non è solo cronaca tecnica, è il punto esatto in cui il fiore entra nell’arena e l’arena lo consuma, perché il rettangolo verde di 120 metri, una catena di DNA distesa, è diventato sistema economico, pressione, spettacolo permanente, e non solo gioco.

Io non entro nell’arena, entro in palestra per necessità fisioterapica, due esercizi misurati, lenti, controllati, poi acqua calda, nuoto piano, con le mie membra sciancate, e lo scrivo così, sciancate con la n, perché lo sciancato, termine italiano che indica un corpo malmesso, fragile nel fisico ma non nello spirito, usa la testa da bambino, distingue il gesto dal mercato, distingue la passione dal commercio, distingue lo sport dal sistema che lo sfrutta.

Il fiore giallo è equilibrio, l’arena è consumo, lo sport nasce nel silenzio, il calcio moderno vive nel rumore, e amare il calcio non significa non vedere la trasformazione, significa difenderne l’anima, significa dire che sport e calcio oggi sono due cose distinte, che il corpo dell’atleta non può essere solo merce ad alta intensità emotiva, che il dolore fisico e morale non è un dettaglio nel bilancio, che la fatica non è un contenuto televisivo.

Lo spiegherò al bar dello sport, tra un caffè e una polemica, lo ripeterò nella palestra del corpo, perché se perdiamo il fiore resta solo l’arena, se perdiamo la misura resta solo il mercato, e allora nel 3000 leggeranno di noi come di una generazione che ha scambiato il gioco per guerra rituale e lo spettacolo per valore.

FUORITEMPO, sportivi veri del vicolo, anche sciancati nel corpo ma non piegati nella coscienza.

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