MA DI QUALE ITALIA STIAMO PARLANDO?
Editoriale del Direttore
Lontani La Traversata
Venerdì 06 febbraio 2026
Scriviamo da un punto alto.
Non per distanza, ma per chiarezza.
Scriviamo simbolicamente dalle nuvole del Monte Bianco, per porre una domanda che oggi attraversa l’Italia senza trovare risposta univoca: di quale Italia stiamo parlando?
Dal 1945 a oggi il nostro Paese ha attraversato una lunga instabilità politica: oltre 65 governi e 12 Presidenti della Repubblica. È un dato storico, non un’opinione. Ed è da qui che occorre partire se vogliamo parlare ai giovani senza scorciatoie emotive.
Una legenda necessaria
L’Italia repubblicana ha avuto:
- Enrico De Nicola (1946)
- Luigi Einaudi (1948)
- Giovanni Gronchi (1955)
- Antonio Segni (1962)
- Giuseppe Saragat (1964)
- Giovanni Leone (1971)
- Sandro Pertini (1978)
- Francesco Cossiga (1985)
- Oscar Luigi Scalfaro (1992)
- Carlo Azeglio Ciampi (1999)
- Giorgio Napolitano (2006)
- Sergio Mattarella (2015)
L’invito ai ragazzi è semplice e non eludibile: leggere le storie, comprendere i contesti, tornare poi a discutere del presente.
La legge non si cambia per consenso
In queste settimane il dibattito pubblico ha mostrato un corto circuito pericoloso tra politica, magistratura e opinione pubblica. La legge, però, non è uno strumento emotivo. Non si modifica perché non piace e non si interpreta in base all’indignazione del momento.
La Costituzione stabilisce criteri precisi per la custodia cautelare: rischio di fuga, inquinamento delle prove, reiterazione del reato. Non esistono altre condizioni. Non è una scelta politica, ma un principio di garanzia democratica.
Quando decisioni giudiziarie appaiono incomprensibili, vanno spiegate, non strumentalizzate. In assenza di spiegazione, la paura diventa linguaggio politico, e la fiducia istituzionale si erode.
Vittime, verità, responsabilità
Restano aperte ferite profonde: associazioni delle vittime che attendono risposte, verità parziali, silenzi istituzionali. Il caso Regeni ha mostrato una richiesta di giustizia alta, mentre sul piano internazionale continuano scelte economiche che pongono interrogativi etici.
È legittimo chiedersi se la nostra visione sia ancora antropocentrica o ormai prevalentemente economico-centrica.
Scuola e autorevolezza
Il tema della sicurezza nelle scuole non può essere affrontato solo in chiave repressiva. Prima delle misure, serve autorevolezza educativa. E l’autorevolezza nasce dalla coerenza degli adulti, dalla memoria storica, dalla capacità di spiegare.
Educare significa prima di tutto educarsi.
Conclusione
La storia non si cancella, non si incenerisce, non si aggira. È il presente del passato. Ignorarla significa preparare nuove fratture.
Noi non osanniamo e non tifiamo.
Rivendichiamo il diritto — e il dovere — di informare, contestualizzare, spiegare.
Scriviamo da lontano, sì.
Ma per arrivare più vicino.
Il Direttore
Lontani La Traversata

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