DAL VICOLO – IO NON CI STO
Paura, educazione e limite in un mondo che non spiega più
Dal vicolo oggi ho paura.
Non una paura codarda. Una paura che pensa.
E faccio fatica a spiegarla, ma so riconoscerla: nasce quando il limite viene superato e nessuno se ne assume la responsabilità.
A Torino un poliziotto è stato aggredito e ferito durante gli scontri al termine di un corteo. Le immagini mostrano un uomo a terra colpito con calci, pugni e un martello. Dietro quella divisa c’è una persona, una storia, una vita pagata con stipendi che conosciamo e rischi che troppo spesso fingiamo di non vedere. Questo non è difendere lo Stato: è difendere l’umano. E io non ci sto.
Non scrivo per fare cronaca. La cronaca, da sola, è insufficiente.
Scrivo da antropologo del vicolo, da educatore che ha passato una vita a correggere prima i propri errori e poi quelli dei ragazzi incontrati lungo la strada. Scrivo da uomo che da 72 anni cerca la speranza, la pace, l’educazione, la verità.
La violenza non nasce mai all’improvviso. Arriva quando il mondo smette di spiegare e comincia solo a comandare. Quando il sistema chiede obbedienza o produce rabbia, senza più offrire parole, senso, accompagnamento. Quando Cutro diventa una notizia, Niscemi un caso, Torino un fatto isolato. Ma isolato non è nulla.
Non giustifico la violenza. Mai.
Ma rifiuto l’ipocrisia di chi separa ciò che è legato. Le periferie dimenticate, i territori non manutenuti, la fame, la precarietà, le scuole che cadono, i giovani senza futuro e gli uomini in divisa mandati avanti soli: tutto fa parte dello stesso quadro.
Si cita Hegel, la ragion di Stato, l’etica delle istituzioni.
Ma quando l’idea perde il volto umano resta solo strategia. E la storia italiana ci ha già insegnato dove porta una società che coltiva o lascia marcire la paura. La strategia della tensione non è solo passato: è una possibilità sempre presente quando l’educazione viene sostituita dalla propaganda.
La parola chiave oggi è paura.
Paura del popolo, dei ragazzi, di chi serve la Repubblica, di chi governa senza più capire. Una paura che non trova linguaggio e allora diventa gesto cieco, colpo, martello.
Educare oggi non significa scegliere una fazione.
Significa restare nel punto più scomodo: quello del limite. Dire ai ragazzi che la rabbia non rende giusto tutto. Dire alle istituzioni che la legge senza umanità non regge. Difendere il patto umano prima ancora di quello politico.
Io non ho ricette.
Ho una posizione morale.
Io non ci sto con la violenza.
Non ci sto con le bugie.
Non ci sto con un mondo che non spiega e poi si scandalizza.
Resto nel vicolo.
Con la paura che pensa.
Con l’educazione come resistenza.
Con la pace come scelta quotidiana.
Con la verità che fa male ma tiene in piedi.
Prof. Ciro Scognamiglio
72 anni di ricerca della speranza – pace – educazione – verità
Lontani La Traversata

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