**IL PROGETTO DELLA MEMORIA

Non un rito, ma un percorso: i giovani costruiscono la nuova storia**
di Ciro Scognamiglio 28 Gennaio 2026 alle scuole ITALIANE.

La Giornata della Memoria rischia da anni di trasformarsi in una liturgia obbligata, una ricorrenza che consola più gli adulti che i ragazzi. Il 27 gennaio ritorna, puntuale, ma troppo spesso senza lasciare un cambiamento reale nella coscienza civile del Paese.

Da questa consapevolezza nasce “Il Progetto della Memoria”, un percorso innovativo che mira a sottrarre la storia alla ritualità per restituirla ai giovani. Un progetto costruito con loro e per loro, capace di attraversare fasce d’età diverse – dagli studenti della secondaria fino ai bambini della scuola dell’infanzia – grazie a linguaggi adeguati, strumenti narrativi e una visione pedagogica moderna.

Il punto di svolta: ascoltare i ragazzi

Durante la conferenza che ha dato origine a questo percorso, sono stati proprio i giovani a dettare il ritmo.
Hanno parlato dei loro viaggi ad Auschwitz, degli oggetti che li hanno interrogati:

  • occhiali che non guardano più,
  • scarpe che non camminano più,
  • valigie che non sono tornate,
  • trecce di ragazze tagliate, come identità strappate.

Per loro, questi oggetti non sono “reperti”, ma persone: vite sospese, testimonianze mute che chiedono una nuova grammatica della memoria.

Liliana Segre: la doppia voce della storia

La Senatrice Segre, con la lucidità dei suoi 94 anni, ha parlato come donna e come bambina, rievocando la tredicenne che entrò nel campo senza sapere se sarebbe uscita.
Le sue parole hanno segnato un confine netto:

“Non usate Gaza contro la Memoria.
La Shoah non appartiene agli ebrei, ma all’umanità intera.”

Un invito a restare nella verità storica e nella responsabilità civile, evitando ogni sovrapposizione strumentale.

Il Presidente della Repubblica: la menzogna che genera l’abisso

Il Presidente ha ricordato che la Shoah non fu caos né follia, ma un sistema razionale e organizzato, nato dalla grande menzogna delle “razze superiori”.
Una macchina di morte progettata nei dettagli da giuristi, medici, funzionari, ingegneri, ideologi.
Il suo monito è chiaro:
la Repubblica è nata per negare quella menzogna, e la scuola deve continuare a farlo ogni giorno.

Il Ministro dell’Istruzione: oltre il rito stanco

Nel suo intervento, il Ministro ha richiamato il rischio maggiore: la ripetizione priva di contenuto.
Senza studio delle fonti, senza pensiero critico e senza educazione alla complessità, la memoria diventa fragile, facilmente manipolabile, preda di negazionismi e semplificazioni tossiche.

Da qui la necessità di un percorso che attraversi l’anno scolastico, non una sola giornata.

La Gioventù del 2026: la memoria che si fa presente

La parte più viva del progetto è affidata ai ragazzi nati nel 2008, oggi diciottenni.
In loro si specchiano i più piccoli, dai 6 anni fino ai bambini della scuola dell’infanzia.
La loro richiesta è stata semplice e potentissima:

“Parlate anche a chi non conosce ancora le parole. Parlate ai bambini.”

Così la Memoria diventa transgenerazionale: una storia che si apprende crescendo, senza traumi ma con simboli, immagini e narrazioni adatte a ogni età.

Il Teatro della Memoria: quattro attori e una barca

Il progetto assume una forma scenica:
un Teatro della Memoria con quattro figure simboliche:

  1. Il Presidente della Repubblica
  2. Il Ministro dell’Istruzione
  3. Liliana Segre (nella doppia scena: la bambina e la donna)
  4. La Gioventù del 2026

A questi si aggiunge un oggetto-simbolo:
la Barca della Vita, tratta dal libro “Viaggio di 40 anni e una barca – Edizioni Graus”, che diventa il filo rosso del racconto, traghettando la Memoria dal 1943 al 2026, fino al 2027 e oltre.

Una memoria che non si spegne il 28 gennaio

Il cuore del progetto è chiaro:
uscire dal rituale del 27 gennaio e costruire un cammino permanente, fatto di laboratori, drammaturgie, incontri, elaborati degli studenti, attività per le famiglie, materiali per la scuola dell’infanzia e un archivio in continuo aggiornamento.

La missione: passare la barca di mano in mano

In un tempo in cui i testimoni stanno scomparendo,
la domanda è urgente:
Come si trasmette la memoria quando nessuno può più raccontarla in prima persona?

La risposta arriva proprio dai giovani:
si trasmette vivendola,
interpretandola,
rendendola quotidiana,
facendo della scuola il primo luogo di cittadinanza e democrazia.

Il Progetto della Memoria nasce così:
come ponte, come futuro, come promessa.
Perché nessuna valigia deve più restare ferma,
e nessuna storia deve più essere lasciata senza voce.

 FUORITEMPO – nessuna storia – senza voce!

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