SPORT della Domenica che viene dal Giovedi

Domenica del Decumano – Calcio
Firmato: SAL_VIN_NOI99plr Napoli 25 gennaio 2025

Lorenzo Insigne torna al centro della discussione calcistica italiana e napoletana. Da settimane si parla dell’eventualità di un suo rientro in Serie A e, come prevedibile, il dibattito ha acceso pareri contrastanti. Chi conosce Napoli sa che il giudizio popolare non è mai leggero: la città ricorda, pesa, osserva. E oggi si interroga sul destino dell’ex capitano, a metà strada tra nostalgia, diffidenza e realismo. La vicenda parte da lontano. Insigne, ragazzo di Frattamaggiore cresciuto tra campi polverosi, frutta palleggiata come fosse un pallone e l’imitazione dei gesti di Diego, aveva conquistato la fascia di capitano e un posto nella memoria collettiva. Poi, la scelta che ha segnato tutto: lasciare Napoli per inseguire un contratto milionario. Una decisione legittima, certo, ma che ha rotto un filo profondo. In molti allora gli avevano detto di restare, di onorare la maglia fino in fondo, seguendo l’esempio di chi ha fatto della fedeltà un atto d’amore verso la propria città. Lui scelse diversamente. Non ascoltò quelli che, in fondo, gli volevano bene. Oggi si trova a bussare a porte che non si aprono facilmente. La Lazio era sembrata interessata. Sarri aveva valutato l’ipotesi, mentre Lotito mostrava più freddezza, e anche questo ha contribuito alle tensioni tra tecnico e presidente. Poi tutto si è fermato. Un timido pensiero del Napoli, nella scorsa estate, non è mai diventato qualcosa di concreto. Intanto Insigne si allena, aspetta, spera in un’occasione che tarda ad arrivare. Ma cosa ne pensa il popolo azzurro? La risposta, osservando social, radio e piazze virtuali, sembra chiara: prevale il no. Non un no ostile, ma un no realistico. In molti ricordano che Insigne non gioca ad alti livelli da anni e che oggi al Napoli serve chi è pronto, veloce, competitivo. Non chi cerca redenzione dopo aver scelto strade lontane. La città lo rispetta per ciò che ha fatto, ma pretende altrettanto rispetto per ciò che è oggi il club, le sue ambizioni e le sue esigenze. L’aspetto più interessante di questa storia è quello culturale, quasi antropologico. Napoli non giudica solo il calciatore: giudica il simbolo. In questa vicenda c’è un monito per i giovani cronisti, per chi racconta lo sport non solo come competizione ma come linguaggio sociale. Le scelte hanno un peso e il rapporto tra un giocatore e la sua gente è un patto, non una formalità. Il ritorno, in un luogo come Napoli, è possibile solo quando la fiducia non è stata incrinata o quando, almeno, chi ritorna è pronto a riconoscere con umiltà ciò che è stato. Nel caso di Insigne, il tempo non ha ancora cancellato l’impressione di una scelta che ha privilegiato il guadagno rispetto al legame. E oggi la reazione del popolo riflette questa ferita: il rispetto resta, il rimpianto pure, ma il perdono non è automatico. È la legge non scritta del calcio e della vita: si può partire per qualsiasi motivo, ma per tornare bisogna sapere ascoltare quelli che non si sono mai mossi.

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