E POI! – 21 gennaio 2026
Questa mattina ho risposto ai ragazzi, ma la riflessione non si è fermata lì. L’inquietudine nasce da una domanda: come è possibile che un Paese membro della NATO attacchi un altro Paese della stessa alleanza? Non mi è stato dato nemmeno il tempo di studiarlo a fondo, e proprio per questo oggi invito tutti a fermarsi e a riflettere.
Domani, 22 gennaio 2026, si aggiunge un altro tassello: Trump si sveglierà e parlerà, come sempre, a un mondo che spesso dorme mentre lui agisce. Il motivo è semplice: abbiamo un fuso orario che non è solo geografico, ma anche politico ed emotivo. Tra l’Italia e la costa Est degli Stati Uniti – quella di Trump – ci sono sei ore di differenza. Quando qui siamo nel pieno del pomeriggio, lui sta ancora finendo il caffè. E quando noi dormiamo, lui twitta. È per questo che dobbiamo fermarci e riflettere, prima ancora di reagire.
Oggi, però, è anche la Giornata Mondiale degli Abbracci, e questo cambia tutto. Prima di capire la geopolitica, dovremmo ricordarci di capire l’umanità. Un abbraccio è l’opposto di una guerra e di una minaccia: è il primo manuale di pace che ci è stato consegnato appena nati. Per questo chiedo a tutti, almeno oggi, di dire una cosa bella: un grazie, un perdono, un ricordo, un semplice “ci sono”.
Domani analizzeremo insieme le “Trumpistiche” affermazioni che inevitabilmente riempiranno l’aria. Le metteremo sulla bilancia: da una parte la mia “follia lucida” di professore che tenta di leggere il mondo con ironia e passione; dall’altra la follia lucida di un presidente che muove mercati, eserciti e algoritmi con una sola frase.
E capiremo insieme quale delle due possa fare più danni.
A me sembra che la risposta sia già scritta negli occhi dei ragazzi che ascoltano.

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