AUGURI A TUTTI I MARIO – 19 GENNAIO – #oggi2026addC

Il nome, in antropologia, non è mai un’etichetta: è una traccia, un ponte tra ciò che siamo e ciò che siamo chiamati a diventare.
Dare un nome significa consegnare un compito, un carattere, un mondo.
E chi porta un nome lo interpreta, lo trasforma, lo custodisce.

Oggi è la festa di San Mario, e nella cultura popolare questo “San” non è un semplice titolo: è la misura di quanto il popolo ha bisogno di esempi, di figure che diano orientamento e dignità alla vita quotidiana.
Il santo diventa ciò che la gente ritiene giusto ricordare: resilienza, sacrificio, fede, resistenza morale.

Per me – dice l’uomo del Vicolo – Mario è molto di più:
è il nome di un padre e di un figlio;
è un nome che attraversa amici, amiche, Marie nate forse da un’attesa, forse da una promessa, forse dalla fede semplice delle famiglie.

Oggi faccio gli auguri a tutti gli uomini e le donne che portano questo nome, perché il nome porta un valore che l’antropologia riconosce: conferisce identità, ruolo, appartenenza, memoria.

E il mio pensiero va a mio padre Mario, il Parkinsoniano che non si è mai arreso.
Disegnava per terapia occupazionale, per restare vivo, per muovere le mani contro l’immobilità del mondo. Disegnava per Lucia, sua sposa di vita dura e tenace. Disegnava per dirci che l’amore resiste anche quando fa male.

Nel libro Viaggio di 40 anni e una barca, nel capitolo Le Tozzole, ho scritto ciò che lui affermava:

“Un giorno, forse, mi chiederanno se ho avuto paura.
Dirò di sì.
Ma dirò anche che il pane lanciato da una madre mi ha dato più forza della paura.”

Quelle tozzole – quel gesto di una madre che lanciava pane ai prigionieri prima del treno da Sparanise verso il campo che non nominiamo più – non erano follia.
Erano fede.
Era l’ultima carezza.
Era un codice, una parabola, il testimone che lui ha passato a me.

Mario diventava fragile quando ricordava quel gesto.
Non era solo memoria: era una ferita sacra, una responsabilità.

Oggi, per questo, gli auguri non sono un rito:
sono un invito.

Non lasciate cadere quel pane.
Il pane che salva non il corpo, ma la coscienza.
Il pane che dice chi siamo e chi vogliamo essere.

Auguri Mario.
Auguri papà.
Auguri figlio.
Auguri a tutti i Mario del mondo, vicini e lontani, dei vicoli e dei continenti.

Oggi vi celebro così.
E non scriverò altro.

Shalom.

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