FOTOGRAFIA VAGABONDA – SATIRA DI UNA VITTORIA SOFFERTA

“Ha telefonato pure a me…”

Napoli 1 – Sassuolo 0
Gol di Lobotka al 7’ — il suo primo in campionato dopo più di tre anni.
Una rete così rara che più che un gol sembra un esorcismo.
E infatti… che gioia!

Questo campionato è diventato una commedia, una farsa, una processione di feriti più lunga della Via dei Tribunali a Pasqua. Eppure – nonostante tutto – la voglia di crederci resta viva, accesa, caparbia come un lumino che non si spegne nemmeno con il vento cattivo delle cattiverie che scrivono contro il mental coach, pardon: mental cock grande Antonio Conte (come certi buontemponi lo chiamano, pensando forse di offendere e invece facendolo ridere).

Sì, signori: Antonio Conte telefona!
Telefona a tutti. Chiama pure i pali delle porte, i raccattapalle, il guardalinee di riserva.
E ieri, incredibilmente, ha chiamato anche me.

Io stavo quieto, con i miei stivaletti marroni da zoppo – che non toglierò nemmeno se mi convocano in Nazionale Over 120 anni – e lui mi fa:

«Ciruzzo… preparati. Per la Coppa in Danimarca ti voglio con me.»

Io pensavo fosse uno scherzo.
E invece no.
Perché arrivando allo stadio ho scoperto la verità: gli altri giocatori erano tutti in barella. Tutti.
Sembrava il Pronto Soccorso del Cardarelli dopo un derby.

E allora eccomi lì, in campo, con la divisa del Napoli sopra la mia barba bianca e lo sguardo di chi pensa: “Ma che ci faccio io qui?”.

Conte, agitato come sempre, mi prende sottobraccio:

«Ciruzzo, entra quando ti dico io!»
«Mister, ma io sono venuto coi miei stivaletti…»
«Appunto. Con questo campionato, meglio gli stivaletti che le caviglie degli altri!»

Intanto lo stadio esplode in un coro surreale:

«MASSIMO! MASSIMO! MASSIMOOOO!»

E io, che di Massimo non ho neanche un parente alla lontana, mi volto e dico piano a Conte:

«Mister… ma io sono solo Ciruzzo.»
«E allora? A volte basta essere Ciruzzo per scacciare i fantasmi più di un’intera difesa titolare.»

E così è andata.
La partita finisce come finiscono le vere battaglie: sofferte, sudate, vinte a metà e perse un poco, ma soprattutto… raccontate.

Raccontate come questa, che non è solo una cronaca:
è una pittografia vagabonda, una satira, un piccolo esorcismo contro i gufacci, uno spray anti-sfortuna spruzzato direttamente da Lobotka dopo tre anni di astinenza dal gol.

Perché sì: sarà pure un campionato ridotto a un reparto ortopedico.
Ma finché Conte chiama, Lobotka segna, e Ciruzzo risponde…
la voglia di crederci non muore.

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