DECUMANO DEL VICOLO – CALCIO DEL VENERDÌ

Venerdì, 16 gennaio 2026

a firma del Professore del Vicolo

Lo so, Guagliù… il cuore del Vicolo in questi giorni batte come un tamburo scordato. È bastata un’altra partita storta, un VAR a intermittenza, un Doveri che vede e poi non vede più, e subito Napoli sembra il centro del terremoto. E allora i ragazzi dicono, sussurrano, gridano: “Professò, ma che dobbiamo fare? Ci dobbiamo rassegnare?”

E io—che pure sono cresciuto tra poliomielite, lividi di vita, e pane duro lanciato come speranza nei campi dove mio padre imparò il peso della dignità umana—non posso certo dirvi di arrendervi.

Perciò ho preso il mio Gennarino, il ciuccio nostro, e l’ho stretto forte in un abbraccio. Si era messo a piangere come un bambino tradito, inginocchiato sotto quella pioggia di cattiverie che spesso non vengono dal cielo, ma da altri mammiferi come noi.

E all’orecchio gli ho sussurrato piano:

“Rassegnarsi noi mammiferi… per le cattiverie di altri mammiferi?
E chi l’ha detto, Gennarì? Chi l’ha scritto?
Noi teniamo il cuore, la strada e il pane del vicolo.”

Perché questa arena gladiatoria del calcio moderno—soldi, interessi, curve tenute per la gola, arbitri giovani buttati nella mischia come fossero bestioline da mercato—non ci deve far dimenticare una cosa:
il calcio è pane quotidiano, sì… ma noi non viviamo solo di calcio.

E infatti ve lo ripeto, anche oggi:
guardate il mondo a 360°, Guagliù.

Che Conte è sospeso? E ci sta, perché anche se uno è sanguigno non si può mandare a quel paese un arbitro chiamandolo “vergognatevi” davanti a milioni di occhi. I maestri—professori, presidi, giornalai d’anima—devono dare l’esempio, anche quando l’arena ti provoca.

Che al VAR dell’ultima partita c’era un arbitro interista? Può essere.
Ma il punto non è questo. Doveri l’aveva vista a modo suo, poi si è fatto convincere. Succede.
L’importante è non fossilizzarsi sul lamento, ma aspettare il campo, fino a giugno.
È lì che si misura la verità.

Nel frattempo—e questo l’ho ripetuto anche a Trump, Putin e al “cinese” nell’orecchione di Gennarino—bisognerebbe pure che chi comanda davvero il mondo, e pure chi non comanda Napoli, mettesse una buona parola: per i ragazzi, per le società, per il diritto dei soldi che decide campionati e destini.

Ma non siamo noi a cambiare questo circo.
Noi possiamo solo resistere senza rassegnarci.
Come facevano gli antichi gladiatori quando gridavano Massimo! Massimo! allo stadio, e come faceva Spartaco prima che Hollywood lo mettesse in pensione.

Io, invece, non vado in pensione.
Io torno ogni venerdì al Decumano del Vicolo,
a raccontarvi la vita come viene:
un po’ calcio, un po’ filosofia, un po’ strada.
E sempre cuore.

E allora sì:
Gennarino adesso si è calmato.
E anche noi possiamo respirare.
Il campionato è lungo. La dignità pure.

Con affetto e testardaggine di vicolo,
Il Professore del Vicolo
(Ciro Scognamiglio, Monello anziano del Decumano)

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