IL #PRESEPE COME #PANE #QIL #PRESEPE COME #PANE#QUOTIDIANO 6 gennaio 2026
Anna #Schiano e Luigi #Uccello. L’arte che abita la casa tutto l’anno
Luigi Uccello, classe 1954.
Un mese più diversamente giovane, dello scrivente.
Fisica nucleare, ex tecnico ENEL, formazione scientifica rigorosa, mente allenata all’esattezza.
Anna Schiano, compagna d’arte e di vita, fotogrammatrice STR, formazione nella scuola artistica napoletana, maestra d’arte grafica.
Due percorsi diversi, una sola traiettoria:
l’arte non come ornamento, ma come necessità vitale.
Non un passatempo, non un’esposizione stagionale: pane.
Una #stanza di casa come laboratorio permanente
Dal 25 ottobre a fine novembre, prima dell’Immacolata, l’opera viene rimontata.
Ogni anno.
460 PERSONAGGI – Sessanta figure in terracotta, alcune nate negli anni Sessanta agli anni Ottanta, altre cresciute nel tempo, tutte figlie di una stessa visione.
L’ingombro è quello di una stanza intera: due metri per uno e uno e mezzo, più i mesi precedenti dedicati all’assemblaggio, alle scene cucite da Anna, ai ritocchi, alle pause necessarie.
Il presepe non si espone.
Si #vive.
Luigi fa il tecnico, ieri come oggi, ma coltiva un’arte che affonda le radici nel 1964, quando a dieci anni si guarda il domani con serietà e disciplina.
Storia, iconografia, studio: parole oggi spesso leggere, qui invece fondamento.
Nel 1984 il presepe diventa forza e legame di una famiglia.
Da allora non è più soltanto opera artistica: è gesto esistenziale, pratica quotidiana, fede che passa attraverso le mani.
Napoli, ma non quella da vetrina
Questa non è la Napoli delle mode, delle statuine che inseguono il presente, delle riproduzioni seriali buone per il turismo veloce.
Non è la Napoli delle vetrine di San Gregorio Armeno, dove l’arte spesso si piega al gossip del nuovo secolo.
Qui siamo in un’altra città.
Una Napoli che non mette il valore nel cassetto per esporre solo l’apparenza.
Una Napoli che conosce Casa Cupiello non come citazione, ma come appartenenza.
Alla domanda eduardiana —
“Te piace ’o presepio, Lucarié?” —
qui la risposta è semplice e definitiva: sì.
Un’arte che chiede luogo e tempo
Questa esperienza andrebbe scoperta, non consumata.
Una mostra potrebbe essere un inizio, ma non basta.
Serve un luogo — chiesa o spazio non di culto — capace di diventare laboratorio, attraversamento, ascolto.
Un luogo dove il presepe torni a essere atto culturale e pedagogico, non folklore.
Un ex tecnico ENEL e una maestra d’arte grafica, entrambi con studi solidi alle spalle, hanno custodito per decenni un sogno senza mai alzare la voce.
Ora quel sogno chiede solo visibilità responsabile.
#Incontro e #memoria ( #INCONTRO telefonico, PER MOTIVI DI SALUTE DEL GIORNALAIO -GIORNALISTA – MUNCHIANO)
Li ho incontrati col cuore.
Li ho #ascoltati.
Mi hanno emozionato.
Con Luigi abbiamo ricordato gli anni dell’elettrotecnica, lo studio condiviso, il rigore del grande Guarino, il regolo calcolatore come strumento di conoscenza.
Raccontatelo oggi, a chi crede che tutto sia nato digitale.
Noi quello strumento lo abbiamo ancora tra le mani.
Non chiediamo consenso.
Chiediamo visioni.
Il presepe, qui, non è nostalgia.
È memoria attiva, valore antropologico, fede che si traduce in gesto.
Auguri Anna Schiano.
Auguri Luigi Uccello.
Vi vogliamo artisti in piazza, presto.
Puntata n.1 – #Prima del 2026
Lo scrivente
Antropologo del Vicolo
Lontani – La TraversataUOTIDIANO 6 gennaio 2026
Anna #Schiano e Luigi #Uccello. L’arte che abita la casa tutto l’anno
Luigi Uccello, classe 1954.
Un mese più diversamente giovane, dello scrivente.
Fisica nucleare, ex tecnico ENEL, formazione scientifica rigorosa, mente allenata all’esattezza.
Anna Schiano, compagna d’arte e di vita, fotogrammatrice STR, formazione nella scuola artistica napoletana, maestra d’arte grafica.
Due percorsi diversi, una sola traiettoria:
l’arte non come ornamento, ma come necessità vitale.
Non un passatempo, non un’esposizione stagionale: pane.
Una #stanza di casa come laboratorio permanente
Dal 25 ottobre a fine novembre, prima dell’Immacolata, l’opera viene rimontata.
Ogni anno.
460 PERSONAGGI – Sessanta figure in terracotta, alcune nate negli anni Sessanta agli anni Ottanta, altre cresciute nel tempo, tutte figlie di una stessa visione.
L’ingombro è quello di una stanza intera: due metri per uno e uno e mezzo, più i mesi precedenti dedicati all’assemblaggio, alle scene cucite da Anna, ai ritocchi, alle pause necessarie.
Il presepe non si espone.
Si #vive.
Luigi fa il tecnico, ieri come oggi, ma coltiva un’arte che affonda le radici nel 1964, quando a dieci anni si guarda il domani con serietà e disciplina.
Storia, iconografia, studio: parole oggi spesso leggere, qui invece fondamento.
Nel 1984 il presepe diventa forza e legame di una famiglia.
Da allora non è più soltanto opera artistica: è gesto esistenziale, pratica quotidiana, fede che passa attraverso le mani.
Napoli, ma non quella da vetrina
Questa non è la Napoli delle mode, delle statuine che inseguono il presente, delle riproduzioni seriali buone per il turismo veloce.
Non è la Napoli delle vetrine di San Gregorio Armeno, dove l’arte spesso si piega al gossip del nuovo secolo.
Qui siamo in un’altra città.
Una Napoli che non mette il valore nel cassetto per esporre solo l’apparenza.
Una Napoli che conosce Casa Cupiello non come citazione, ma come appartenenza.
Alla domanda eduardiana —
“Te piace ’o presepio, Lucarié?” —
qui la risposta è semplice e definitiva: sì.
Un’arte che chiede luogo e tempo
Questa esperienza andrebbe scoperta, non consumata.
Una mostra potrebbe essere un inizio, ma non basta.
Serve un luogo — chiesa o spazio non di culto — capace di diventare laboratorio, attraversamento, ascolto.
Un luogo dove il presepe torni a essere atto culturale e pedagogico, non folklore.
Un ex tecnico ENEL e una maestra d’arte grafica, entrambi con studi solidi alle spalle, hanno custodito per decenni un sogno senza mai alzare la voce.
Ora quel sogno chiede solo visibilità responsabile.
#Incontro e #memoria ( #INCONTRO telefonico, PER MOTIVI DI SALUTE DEL GIORNALAIO -GIORNALISTA – MUNCHIANO)
Li ho incontrati col cuore.
Li ho #ascoltati.
Mi hanno emozionato.
Con Luigi abbiamo ricordato gli anni dell’elettrotecnica, lo studio condiviso, il rigore del grande Guarino, il regolo calcolatore come strumento di conoscenza.
Raccontatelo oggi, a chi crede che tutto sia nato digitale.
Noi quello strumento lo abbiamo ancora tra le mani.
Non chiediamo consenso.
Chiediamo visioni.
Il presepe, qui, non è nostalgia.
È memoria attiva, valore antropologico, fede che si traduce in gesto.
Auguri Anna Schiano.
Auguri Luigi Uccello.
Vi vogliamo artisti in piazza, presto.
Puntata n.1 – #Prima del 2026
Lo scrivente
Antropologo del Vicolo
Lontani – La Traversata
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