DOMENICA DEL DECUMANO
4 gennaio 2026
MA QUALE VENEZUELA . SIAMO SERI.
Dal 1492 al tempo del poker: scontro di emisferi, ipocrisie e fine delle illusioni
Occhiello
Non mi spaventa Trump.
Mi spaventa chi finge di non capire il mondo mentre lo ha costruito così.
Il vicolo lo sa: la storia non è morale, è materiale. E oggi presenta il conto.
IL FONDO
Non è Trump che mi scalfisce.
Trump è un effetto speciale: rumoroso, sguaiato, volutamente inelegante. Ma non è la causa. La causa è più antica, più sporca e più vera: è il lungo scontro tra emisferi iniziato nel 1492 e mai risolto. Eurasia e Americhe. Due sponde dell’Atlantico che si sono incontrate non per dialogo, ma per urto.
Dal 1492 in poi il mondo non si è “globalizzato”: si è gerarchizzato. Metalli, uomini, corpi, lavoro, violenza, fedi, lingue. L’Occidente ha accumulato ricchezza e potere non per una superiorità morale, ma per una combinazione di condizioni geografiche, biologiche, tecnologiche e—solo dopo—istituzionali. Questa è la verità che non piace ai salotti: la ricchezza ha radici materiali, non nasce dalle buone intenzioni.
Dopo il 1945, con la vittoria militare e industriale, gli Stati Uniti diventano il centro del sistema. Dollaro, energia, alleanze, basi, tecnologia. Un impero che non ama chiamarsi impero. Poi arriva l’illusione: la “fine della storia”. Come se le forze profonde—terra, energia, demografia, potenza—avessero firmato la resa.
Non l’hanno fatto.
DAL 2016: IL RUMORE DELLA STANCHEZZA
Trump non è un pensatore.
Non è uno stratega raffinato.
È un interprete rozzo di una stanchezza imperiale.
MAGA non nasce nei campus né nei think tank: nasce nei magazzini svuotati, nelle industrie delocalizzate, nelle periferie che hanno pagato la globalizzazione senza partecipare ai profitti. È la politica del poker: rinegoziare tutto, trattati compresi, perché il banco non paga più come prima.
E ai parrucconi viene il naso storto non per ragioni etiche, ma perché il gioco elegante si è rotto. Trump dice a voce alta ciò che altri hanno fatto in silenzio: usare il potere finché c’è. Il resto è teatro.
MA QUALE ARGENTINA. SIAMO SERI.
Ogni volta che il sistema scricchiola, qualcuno tira fuori una promessa lontana:
“L’Argentina è il futuro.”
No. L’Argentina è una parabola, non una soluzione.
Le risorse non salvano i popoli. Le risorse mettono alla prova i popoli.
Petrolio, gas, litio: sono coltelli. Possono tagliare pane o carne. Senza istituzioni solide, senza fiducia, senza continuità, diventano rendita, conflitto, corruzione, dipendenza.
Siamo seri:
il mondo non è povero di risorse, è povero di regole condivise.
E quando le regole saltano, entra in scena l’economia più antica: quella della forza e dell’illegalità. Le bustine di droga non sono un’anomalia: sono il termometro di uno Stato che perde presa sul territorio.
LA NUOVA SCACCHIERA: TERRA, ENERGIA, RETI
Oggi la geopolitica non si gioca più solo sui confini disegnati sulle mappe, ma su cinque nodi concreti:
- Energia – chi controlla i rubinetti comanda il tempo degli altri
- Materie critiche – senza di esse non esistono transizione né tecnologia
- Reti – logistica, cavi, rotte: il potere scorre dove passa il flusso
- Regole – standard, valute, contratti: chi li scrive incassa
- Coesione interna – senza di essa ogni potenza implode
La Groenlandia non è un capriccio: è un segnale.
L’Artico non è un deserto: è un futuro che si scioglie.
E quando il futuro diventa accessibile, nessuno resta disinteressato.
L’IPOCRISIA CHE SCALFISCE
Ciò che mi offende non è la brutalità dichiarata.
Mi offende la doppiezza.
Decidere guerre per procura e poi proclamarsi pacifisti.
Firmare accordi energetici e poi predicare sobrietà.
Usare la forza e poi invocare la morale come scudo.
Il vicolo queste cose le capisce al volo:
chi parla di pace senza sporcarsi le mani di coerenza, mente.
LA PALLA SI STA SGONFIANDO
Da biofisico lo dico senza metafore:
il sistema è in fase di esaurimento strutturale.
Energia più costosa, clima instabile, società polarizzate, debiti crescenti, fiducia in caduta.
Non siamo alla fine del mondo.
Siamo alla fine di un modo di raccontarlo.
E allora sì: se si deve morire, meglio farlo da pensatori eleganti, non da tifosi. Con la schiena dritta, non con la bandiera in mano.
Il vicolo non chiede salvezza.
Chiede verità.
Ciro Scognamiglio
Lontani – La Traversata
Domenica del Decumano, 4 gennaio 2026
ALLEGATO – RICHIAMO ALLA RICERCA
Griglia di lettura geopolitica (le “equazioni sporche”)
| Parametro | Domanda chiave | Perché conta |
| Geografia | Dove sei nel mondo? | Determina accessi, clima, vicini, rotte |
| Energia | Produci o dipendi? | Chi dipende obbedisce |
| Materie critiche | Le estrai o le raffini? | Il valore sta nella trasformazione |
| Istituzioni | Le regole tengono? | Senza fiducia non c’è futuro |
| Tecnologia | Cosa sai fare? | La potenza oggi è competenza |
| Reti | Sei nodo o periferia? | I flussi decidono il potere |
| Moneta/Debito | Comandi o subisci? | La finanza è geopolitica |
| Coesione sociale | Stai insieme o ti rompi? | Le società divise implodono |
| Illegalità | Quanto pesa l’ombra? | Dove cresce, lo Stato arretra |
| Visione | Sai dove vai? | Senza direzione non c’è politica |
Chiusura di redazione
PER LA REDAZIONE IL DIRETTORE CIRO SCOGNAMIGLIO

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