Chi ha fame venga!
(parola consegnata nell’omelia da Don Pasquale Di Giglio)
Pianura _ Napoli 30 dicembre 2025
Il funerale della vita. Nel solco di un servizio condiviso
Questo scritto non nasce come cronaca di un funerale, né come omelia alternativa. Nasce come trascrizione fedele di un’esperienza vissuta, affidata alla parola e alla presenza di un prete di strada, e consegnata perché continui a camminare anche lontano, negli angoli di mondo in cui vivono amici, fratelli, sorelle della stessa casa umana.
Io scrivo solo come emanuense, per volontà di #Gaetano #Scognamiglio. La voce, il solco, l’orientamento sono altri.
La celebrazione per Ciro Scognamiglio non è stata un funerale della morte. È stata, con chiarezza rara, un funerale della vita. Non una rimozione del dolore, ma un attraversamento condiviso. La parola che ha tenuto insieme tutto, dall’inizio alla fine, è stata semplice e disarmante: sorridere. Non come gesto leggero, ma come atto di fede e di resistenza umana.
Al centro di questa esperienza c’è stata la presenza di don Pasquale Di Giglio, amico di strada da anni, uomo che ha fatto della scelta di servizio una prassi quotidiana, mai una fuga. Un prete che non parla al popolo, ma con il popolo; che non osserva le vite da lontano, ma le attraversa; che conosce i vicoli, le famiglie, le fragilità, e non le usa mai come materiale retorico.
La sua omelia non ha spiegato la morte. Ha fatto qualcosa di più raro: ci ha restituiti umani. Ha parlato come chi ascolta prima di dire, come chi sa che la fede non è separazione dalla vita reale, ma immersione nella sua complessità. Nessuna parola di giudizio, nessuna scorciatoia spirituale. Solo una Parola che prende carne.
La chiesa di San Giorgio a Pianura era piena di sorelle e fratelli arrivati dal quartiere, dalle valli intorno, dalla città. Non un pubblico, ma un’assemblea. Non perfetti, non giusti, non ordinati. Umani. Ed è in questo contesto che è risuonata, con forza semplice, la frase che ha segnato tutto: «#Chi #ha #fame #venga.»
Non un invito selettivo. Non una mensa per pochi. Ma una comunione intesa come necessità di famiglia. I peccati non sono stati negati, ma neppure usati come confine. La comunione non è apparsa come premio, bensì come bisogno vitale. Questo ha cambiato il clima, lo sguardo, persino il modo di stare nel dolore.
Davanti a #Ciro #Scognamiglio – padre di #Gaetano, uomo conosciuto e riconosciuto per aver vissuto secondo una regola tanto semplice quanto radicale, vivere per servire e non servire per vivere – la Parola non è rimasta astratta. È diventata relazione, memoria, responsabilità.
Gaetano, insieme a sua sorella, ha avuto il coraggio della verità. Ha riconosciuto un padre che mancherà, una madre, dei nipoti, una famiglia segnata e viva. Ha chiesto perdono. Ha chiesto amore oltre la luce. Non come gesto teatrale, ma come atto umano profondo. La preghiera condivisa non ha cancellato il dolore di noi peccatori mortali, ma lo ha coperto nel senso più alto del termine: lo ha custodito insieme.
In questa stessa famiglia c’è anche una nascita imminente. Una vita che sta per arrivare, che non conoscerà il nonno con gli occhi e con le mani, ma ne vivrà il solco. Perché ciò che è stato vissuto nel servizio, nella cura, nella fedeltà silenziosa, non si interrompe con la morte: passa di corpo in corpo, di gesto in gesto, di scelta in scelta.
Quello che è accaduto non riguarda solo chi era presente. Riguarda anche chi leggerà queste righe da lontano. Perché la fede che è emersa non è una dottrina che separa, ma una rilettura della vita. Un Dio che non si impone, ma si china. Un amore che non si proclama, ma si sceglie. Una comunità che non espelle, ma accoglie.
Per questo, alla fine, abbiamo sorriso. Non perché il dolore non esista, ma perché l’amore è più forte. Questo è il solco che Gaetano chiede di comunicare, non per fermare la memoria, ma per continuare il cammino.
Nota
Questo testo è stato redatto in forma di emanazione e trascrizione, senza intento interpretativo personale, per custodire e condividere il senso di una parola consegnata alla comunità.
Firma
Una Comunità in Preghiera
30 dicembre 2025


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