#FUNERALI : DOMANI 16 DICEMBRE 2025 ORE 13:00 #CHIESA SAN NICOLA LA CARITA’ – Via #Toledo -Salvatore D’Amico continuerà a camminare con noi

Salvatore D’Amico continuerà a camminare con noi

Uomo del Vicolo della Vita, professore esemplare, fratello generoso

Napoli 15 dicembre 2025

NO – mio Dio – non ho parole.
Chi più si dona, più è livellato al tuo richiamo.

Apprendo con infinita mestizia della scomparsa di Salvatore D’Amico, che ho avuto la fortuna di conoscere e il privilegio di chiamare amico.
Ma Salvatore non era soltanto un amico: era una presenza costante, discreta e luminosa. Un uomo del Vicolo della Vita, che camminava anche per me, e per tanti che non avevano più forza di farlo da soli.

Tutto ha costruito per i giovani e per i senza tetto.
Professore esemplare, generoso con la sua famiglia, con i compagni del mondo nazionale e fuori dai confini.

Per noi della strada, oggi, è venuto meno il riferimento della Tienda: non solo un luogo di commercio equo e solidale, ma una vera cattedra della strada, dove Salvatore ha continuato la sua missione.

Una missione fatta di gesti concreti: raccogliere nel freddo, distribuire pasti caldi, piatti e latte la sera, stare accanto ai fratelli senza tetto, senza fissa dimora, senza retorica e senza clamore. In passato aveva fatto parte di associazioni di aiuto ai bisognosi, e ovunque è passato ha lasciato comunità, ascolto, dignità.

Nella sua Tienda ha creato uno spazio umano e culturale raro: incontri, eventi, pensieri che in altre realtà non avrebbero trovato casa. E poi il rito semplice del caffè nel centro storico, irrinunciabile, tra una chiacchiera e un progetto, ogni volta che ci incontravamo.

Io seguivo da tempo lo stato della sua difficoltà, con rispetto e discrezione. La nostra presenza – mia e di Maria – nella sua bottega non è stata episodica, ma una continuità di relazione, di affetto e di condivisione.


Le mie difficoltà motorie Salvatore le colmava con gesti silenziosi e concreti: lasciava il varco per l’auto pur di stare insieme, pur di non rinunciare a quell’incontro da diversamente giovani che si riconoscono senza bisogno di spiegarsi. Ci caricava, ci sosteneva, ci confermava nel nostro credere – tra fede e laicità – perché l’unione era altra cosa: profondamente umana.

Salvatore credeva molto in questa mia ultima iniziativa editoriale, nata come servizio ai giovani. Diceva che lavorare da una scrivania, quando la piazza ti è stata preclusa da una disabilità, non è una resa ma un altro modo di esserci.


La piazza l’avevamo frequentata insieme, intensamente, nei giorni della nostra gioventù e della stessa militanza sindacale. Oggi quella piazza passa anche da qui: dalla parola scritta che non tradisce la strada, ma la custodisce.

Poche settimane fa Salvatore era in piazza per la Palestina. Io non c’ero fisicamente: c’era lui, con il corpo e con la coscienza, e mi ha mandato anche delle foto. In quel gesto ho sentito con chiarezza ciò che eravamo diventati nel tempo: io ero la sua scrittura, lui era la mia presenza nella piazza quando la piazza mi è più difficile.

La malattia non è stata una notizia improvvisa: io e Maria la seguivamo da un tempo lungo, condividendo anche tante giornate in ospedale. Dentro quel periodo duro, sentirci – una telefonata, un messaggio, un appuntamento possibile – era un dono. Un dono semplice e immenso, che oggi brucia.

Per questo, quando è arrivata la notizia di queste ore, ci ha distrutti. Non si è spezzata soltanto una presenza: si è incrinato un punto di orientamento per chi vive la strada come scelta e responsabilità. Eppure, proprio perché lo abbiamo conosciuto così, sappiamo che Salvatore non ha smesso: ha solo cambiato forma al suo camminare.

Ne prendiamo atto insieme, io e Maria, sapendo che quel varco – oggi gestito dal nipote – può essere continuità. Forse anche per Laura, la figlia che più abbiamo conosciuto, questo passaggio resterà segno e cura.
Ma è inevitabile che noi anziani, quando perdiamo un punto di riferimento, ci si ritrovi a rammaricarsi come davanti a un padre superiore: non per dipendenza, ma per gratitudine.

La sua vita è stata un dono di generosità e coraggio, spesa accanto agli ultimi e contro ogni ingiustizia. Salvatore era tra le punte più radicate di quel vivere che lui stesso incarnava: vivere per servire, non servire per vivere.


Da vero uomo di pace.
E, per me, anche mentore.

Il vuoto che lascia è grande.
Ma ancora più grande è l’eredità di valori, gesti e silenzi operosi che ci consegna.
Salvatore continuerà a camminare con noi, come un invito silenzioso a non smettere mai di credere nella dignità dell’uomo e nella solidarietà come forma alta di amore.

Salvatore, ti accolga il nostro Dio nella Grande Gerusalemme, terra di laicità e di fede.
E a noi resti il compito di non tradire la tua eredità: la nostra strada equa e solidale.

Ciro Scognamiglio e Maria Chirico
due –  fratello e sorella di strada –

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