LETTERA DAL DECUMANO MINORE

Domenica del Decumano

Crosetto e Renzi: cosa annunciano come uomini liberi?
15 dicembre 2025

Non è la bandiera che mi ha colpito.
Quelle c’erano, vere, ostinate, #identitarie.
Mi ha colpito il gesto.

In un tempo in cui la politica è parola urlata e corpo assente, a Atreju è accaduto qualcosa che va spiegato ai giovani, prima che il partito dell’astensione diventi la vera maggioranza del Paese.

Matteo Renzi entra in un luogo che non gli appartiene. Parla. Viene contestato. Resta.
E mentre lo scontro rischia di trasformarsi in rito tribale, Guido Crosetto compie un gesto semplice e antico: interrompe.

Lo solleva.
Lo porta via.

Non come un trofeo di vittoria, ma come un corpo umano sottratto all’eccesso delle parole. In quell’istante, il gesto vale più di molti discorsi. Non assolve nessuno, non converte nessuno, ma rimette un limite. E ricorda che la politica, prima delle idee, è relazione.

Io, uomo libero del vicolo, non posso non riconoscere che lì, per un attimo, la politica ha smesso di essere solo appartenenza ed è tornata confronto. Con bandiere vere, sì, ma senza la disumanizzazione dell’avversario.

Resta il vuoto dell’altra parte. L’assenza di una sinistra che avrebbe potuto stare lì, guardare negli occhi, contraddire. Resta vera la frase che punge: mentre si esalta la cucina italiana, molti frigoriferi sono vuoti. Luce e buio convivono, come sempre.

Il nuovo umanesimo non nasce dallo scontro ripetuto come riflesso, ma dal confronto che non umilia. Ai giovani va detto questo: la democrazia non è stare zitti, è restare dentro, anche quando fischiano.

Chi non spiega, consegna.
Chi non entra nel merito, abdica.

Per questo questo episodio va raccontato: non per applaudire un uomo, ma per ricordare che senza gesti umani la politica diventa solo rumore.

✍️ Il Professore
Antropologo del Vicolo

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