LUNEDÌ DELLO SPORT AL BAR
ABBIAMO ASCOLTATO I BRAVI
(Perché pure al Bar, per fare proseliti, bisogna studiare…)Napoli 1 dicembre 2025
All’alba il Bar si trasforma: tutti allenatori, tutti giocatori, tutti anti–arbitri, tutti giornalisti “al topo”.
Noi, invece, portiamo un foglio: semplice, al centro una foto, e una sintesi di quattro voci – quelle che contano davvero quando si parla di calcio.
Il Calciatore. Il Tecnico. L’Arbitro. Il Giornalista.
Quattro sguardi per capire lo stesso gioco.
1. ANTONIO CONTE – L’ALLENATORE
Il suo messaggio ai naviganti, dopo la pausa delle coppe, è chiarissimo:
“Se vogliamo, possiamo.”
Lo spirito del gruppo ha fatto la differenza:
- contrasti e duelli vinti;
- fase offensiva e difensiva fatte da tutti e 11;
- intensità, smarcamenti, movimenti naturali nel nuovo sistema;
- attaccanti che cercano profondità.
Napoli torna in campo con ordine, distanze corrette e coraggio. Conte lo dice:
“La differenza la fa l’intensità di tutti.”
2. ALESSANDRO BUONGIORNO – IL GIOCATORE
Più che un commento, un manifesto di presenza:
“Guardargli negli occhi fin da subito.”
All’Olimpico – che non è mai una passeggiata – difesa a uomo ovunque andassero, duelli vinti e compattezza ferrea.
La squadra ha ritrovato serenità e fiducia reciproca con il mister:
“Ci siamo chiariti. Siamo tornati a lavorare forte.”
Il risultato è una partita coraggiosa, contro una Roma in grande forma.
3. FURIO ZARA – IL GIORNALISTA
Il poeta del pallone, l’enciclopedia dello sport.
Le sue parole fotografano il weekend: le stelle sono scese dal poster e hanno ripreso la scena.
- Leao, talento intermittente in cerca di conferme.
- Yildiz, vent’anni e sfrontatezza.
- Lautaro, il guerriero eterno.
- Neres, l’uomo giusto al momento giusto.
Zara ci ricorda che il gol è una chiave che apre tutte le porte.
E la domanda resta sospesa:
Chi ha in tasca la chiave dello scudetto?
Forse uno di loro. O forse l’“uomo fantasma”, l’attaccante che ancora manca in qualche squadra.
4. MASSA – L’ARBITRO (LA FOTO CENTRALE)
Si è gridato “ONESTÀ!”.
Massa ha fatto giocare un primo tempo da Europa: ritmo, velocità, niente melina.
Verticalità. Profondità. Pressing.
Il calcio che non si rallenta, ma corre.
Poi il secondo tempo, con 7 ammonizioni: forse una ripiegatura, forse pressioni dall’alto, forse semplicemente la naturale correzione del match che si incattiviva.
Ma una cosa è certa:
se vogliamo velocità e gioco vero, allora l’arbitro che lascia correre è un arbitro di valore.
La nostra parte l’abbiamo fatta. Ora tocca al Bar.
Noi vi regaliamo scatti rubati, rallentati, per vedere ciò che sfugge all’occhio:
la corsa, il duello, la scelta tecnica, il gesto arbitrale.
Perché il calcio non è solo risultato:
è antropologia, è linguaggio, è voce di chi gioca e di chi guarda.
#99NOISPORT!

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