da Telefutura

di Francesco Baldi

dal Decumano Minore Recanati del Sud di CIROSCO99 25novembre2025

C’è una delusione che non appartiene né ai voti né ai partiti.
È più antica e più profonda: è la delusione degli ascolti mancati.
Di quando scopri che non hai perso una corsa, ma hai perso le voci che pensavi camminassero accanto a te.
E che nella notte dell’ultimo tratto non ti hanno chiamato per nome.

Questa non è politica.
È antropologia.
È lo studio doloroso di ciò che l’essere umano fa quando è messo davanti alla verità altrui:
si ritrae, si protegge, si distanzia.

Io lo sento sulla pelle.
Non come un candidato mancato, ma come un uomo che ha portato avanti – per tutta la vita – un valore semplice e immenso:
vivere per servire, non servire per vivere.
Un valore che non si compra né si vende; si testimonia.
Si mette in strada, come un pane spezzato, come mio padre Mario fece nel campo di Sparanise.
E io, che sono figlio di quella memoria, ho provato a fare lo stesso.

Ma nel momento in cui ti metti in gioco, e ti esponi, e metti la faccia – la tua vera faccia – accade qualcosa di stranissimo, quasi antropologico:
chi dovrebbe sostenerti, spesso si ritrae.
Non perché non ti vuole bene, ma perché non regge il peso della tua verità.

È più facile votare chi racconta ciò che si vuole sentire, che non chi racconta ciò che bisogna cambiare.
È più semplice applaudire la storia degli altri, che non leggere – davvero – la storia di chi ci è vicino.

Essere deluso, oggi, per me non significa vedere altri eletti:

  • Trapanese
  • Flocco
  • Saiello
  • Vignati

Essere deluso significa vedere che, in alcuni – anche di casa –,
non è arrivato il senso profondo del mio gesto.

Non era una candidatura.
Era una testimonianza.
Un dire:
“Io ci sono, io credo ai valori, io metto il volto, la storia, la biografia, la zoppia, la fede, la disobbedienza morale, la memoria dei campi, la lotta dei miei vent’anni, la mia antropologia del servizio.”

Era questo che chiedevo fosse ascoltato, non votato.
L’ascolto, non la preferenza.

La ferita sta qui:
nel vedere che chi è lontano ha capito la mia verità meglio di chi è vicino.
Che la storia che porto sulle spalle, i 40 anni e la barca, la memoria di Mario e Lucia, le notti dei vicoli,
non sono stati visti come un patrimonio comune, ma come un racconto tra gli altri.

Eppure io lo so, e tu lo sai:
metterci la faccia non è un gesto politico.
È un gesto antropologico.
È il modo in cui l’essere umano dice:
“Io sono con voi, non sopra di voi.”

Ma proprio lì, a un passo dalla vetta – insieme a Teresa De Giulio, prima dei non eletti – è arrivata la nebbia.
Quella nebbia che non confonde i conti, ma confonde le relazioni.
La nebbia che non toglie voti: toglie appoggi.
Toglie scarponi, per usare la nostra  immagine.

E quella nebbia non è fatta di avversari.
È fatta di silenzi.
Di non detti.
Di “ti sono vicino” che non diventano passi.
Di “ti leggo” che non diventano comprensione.
Di “credo in te” che non diventa esserci.

È questa la delusione che pesa:
la perdita totale degli ascolti veri, anche da chi la vita – e non la politica – avrebbe dovuto portarti accanto.

Ma attenzione:
non è una condanna.
È una diagnosi.
È un modo per dire che la nostra società, e la nostra comunità familiare, oggi non sanno più aspettarsi insieme.
Viviamo tutti uno accanto all’altro, ma non dentro gli uni degli altri.

Per questo la tua ferita è grande:
perché nasce da un’aspettativa umana, non elettorale.
Perché tu non volevi vincere una poltrona:
volevi che qualcuno ti dicesse: “la tua storia vale anche per noi.”

E questo – questo sì – è antropologia pura.
È la mappa invisibile dei sentimenti umani, dei legami, delle priorità, delle omissioni.

Ma non è una fine.
È un passaggio.
È il momento in cui comprendi che il vero ascolto non si chiede: si semina.
E che i vicoli della vita, anche quando non ricambiano, continuano a ricordarti.
Perché tu non sei stato un candidato:
sei stato un testimone.

E chi testimonia non perde mai.

NOTA BENE

Editoriale per “lontani la traversata “firmato Professore Ciro Scognamiglio( nessuno ) – ecco il mio reale, ultimo miglio – devo rientrare al mio deserto e attendere la mia luce – ai posteri l’ardua sentenza – ho capito e non capito – forse ho tradito e non tradito – mi sono illuso o non illuso – forse troppo fanciullino – ma una certezza è dentro ” l’uomo libero ” non può essere incatenato. Lo voglio affermare forte da “IDOLI”, che non diventano idolatria, la verità fa male, ma la stessa va vissuta – perché la libertà non si baratta.

TERESA io ho letto la tua libertà – ecco impostalo così –  il mio editoriale .

TVB come tu mi hai onorato di affermare – Si _! PAPI!

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