IL FATTO

Una coppia – lui inglese, lei australiana – vive con i tre figli (8 anni e due gemelli di 6) in un casolare nei boschi di Palmoli, in Abruzzo.

Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto l’allontanamento dei bambini, la sospensione della potestà genitoriale e il loro trasferimento in una comunità protetta a Vasto.

LE MOTIVAZIONI DEL TRIBUNALE

– assenza di acqua corrente, elettricità e gas

– vita considerata “isolata” e non adeguata allo sviluppo dei minori

– istruzione parentale non riconosciuta

– precedente ricovero per sospetta intossicazione da funghi

La decisione ha aperto un ampio dibattito nazionale, con interventi politici e reazioni contrastanti.

LA VERSIONE DEI GENITORI

Catherine Birmingham e Nathan Trevallion dichiarano che la loro è una scelta consapevole: vivere in armonia con la natura, lontani dalla tossicità sociale e dalla pressione consumistica.

PROSPETTIVA ANTROPOLOGICA

Il caso pone questioni profonde: la libertà di scegliere un modello di vita alternativo si scontra con le norme statali che definiscono cosa è “adeguato” per un minore.

La famiglia come luogo della libertà educativa si contrappone allo Stato come garante della tutela dell’infanzia.

Il contesto culturale pesa: genitori non italiani, scelta di vita marginale e non convenzionale. La comunità e le istituzioni reagiscono come davanti a un’anomalia da normalizzare.

RIFLESSIONE PERSONALE

Da ex preside e antropologo di strada, conosco bene altre marginalità ignorate: nei campi rom e zingari intere generazioni risultano iscritte a scuola senza averla mai frequentata. In quei casi, nessuna istituzione ha mosso passi significativi.

Perché invece qui sì? Perché questa famiglia diventa caso nazionale?

LA DOMANDA DI FONDO

Chi decide come si deve vivere? E chi stabilisce quali forme di vita sono compatibili con l’infanzia? La casetta nel bosco è un sogno di autonomia o un pericolo?

Forse è entrambe le cose. Ma è proprio per questo che la risposta non può essere semplice.

Conclusione

La vicenda di Palmoli ci interroga sulla tensione costante tra libertà e tutela, fra margine e norma. Racconta un’Italia che deve ancora capire come convivere con forme di vita che non rientrano nei suoi schemi.

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