NOI VIVIAMO PER LORO SENZA VOCE
(Fotografia Vagabonda – Il disabile sono io, il Professore, e oggi come ieri al servizio per chi non ha voce, per strada e per Radio Rainbow)
La politica dovrebbe solo realizzare i parametri della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (ratificata in Italia con Legge 3 marzo 2009, n. 18).
Questo foglio ne è la prima pagina.

La fotografia che ho scattato oggi – Il mio Giardino Umano
È stata una domenica che mi ha riportato al cuore del villaggio,
alle persone che, senza volerlo, compongono il mio Giardino d’Autore umano.
Ho incontrato:
Grazia Vernillo
La coordinatrice.
La maestra del sogno e del fare antico.
L’artefice del Giardino d’Autore,
il luogo dove il vecchio — cioè io — è l’addetto stampa dei ragazzi,
mentore di un valore: amore e servizio.
Poi:
- Mimmo Sacco
- D’Angelo Vincenzo e Signora
- Umberto Pini
E la presenza che non manca mai,
TERESA De Giulio,
figlia della mia vita e della mia strada.
Ho poi ritrovato le mie figlie del vicolo,
le ragazze che mi chiamano “papi” perché papi lo sono per tutti:
- Elena Tramontano
- Antonella Palumbo
Sono loro la generazione che osserva, che parla, che si espone.
Sono loro che oggi mi hanno restituito il senso di questa Domenica:
non siamo soli, se restiamo umani.
Mi sono rivisto ragazzo.
Ho sentito le voci antiche e nuove intrecciarsi.
Ho ascoltato i ragazzi meravigliarsi della mia libertà.
Ho spiegato che la politica non è bandiera:
è servizio, è voto, è Costituzione.
È cammino — anche quando si claudica.
Elena ha detto la frase che salva la giornata:
“Restare umani.
Ritrovare il centro.
Non servono bandiere: serve bene comune.”
E allora io ribadisco:
Votate.
Votate.
Votate.
Shalom.
Questa è la Domenica del Decumano Minore,
il luogo dove la voce dei senza voce
ritrova una breccia di luce.


Lascia un commento