NAPOLI 21NOVEMBRE 2025 _ NULLA FINISCE!

DI CIRO SCOGNAMIGLIO

La campagna elettorale finisce, ma nel “decumano minore” restano domande più profonde dei numeri e delle percentuali. Questa lettera non è un commento politico, ma un attraversamento interiore: fragilità, mancanza di fraternità, ricerca dei segni di Dio nelle nostre scelte pubbliche e private.

Rubrica: LETTERE DAL DECUMANO MINORE

DAL VICOLO NON CI SALUTIAMO

siamo certi che abbiamo lavorato per i suoi segni?

Occhiello / Catenaccio
Una campagna elettorale che si chiude senza festa.
Più che sui numeri, il conto resta aperto nel cuore:
poca fratellanza, tanta corsa, e la domanda radicale del Vangelo.

La chiusura di una campagna elettorale, per molti, è il tempo dei bilanci: numeri, percentuali, schieramenti, dichiarazioni.
Per me, questa volta, è stata soprattutto un danno interiore.

Nel passare tra strade, sezioni e vicoli ho visto poca fratellanza.
Tanta corsa, poco amore.
Umani che si muovono come atleti senza gara, affannati, ma spesso senza un fine esistenziale chiaro.

In mezzo a questo rumore ho capito una cosa semplice e dura:
la fragilità che vedo, prima di tutto, è la mia.
La loro non so se è chiara a loro stessi.

So però una cosa:
non sono io il giudice delle loro scelte,
non sono io Colui a cui devono ascrivere il senso ultimo della loro corsa.

Il Vangelo, su questo, è netto:

«Non giudicate, per non essere giudicati» (Mt 7,1)
«L’uomo guarda l’apparenza, ma il Signore guarda il cuore» (1Sam 16,7)

Dal mio piccolo decumano minore, guardando un vicolo dove spesso
non ci salutiamo nemmeno,
mi viene solo una domanda, che non è retorica:

siamo certi di aver lavorato per i suoi segni,
o solo per il nostro nome sul muro?

Perché il criterio evangelico rimane disarmante:

«Da questo sapranno che siete miei discepoli:
se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35).

Se i nostri “segni” non sono amore, ascolto, fraternità concreta,
forse abbiamo lavorato molto…
ma non con Lui, solo per noi.

Io, uomo fragile del vicolo, consegno a Dio questa campagna:
le sue ferite, le sue corse senza senso
e anche le poche luci incontrate nei volti e nelle storie.

E chiedo soltanto che il Dio Unico,
nel volto di suo Figlio Gesù,
trasformi questo “danno dentro”
in un piccolo segno di verità e di conversione.

Questa lettera dal Decumano Minore nasce alla fine di una campagna elettorale locale.
Non è un’analisi politica, ma un esame di coscienza.
Se qualcuno, leggendo, si sentirà chiamato in causa,
forse è perché i segni di cui parliamo non sono “di parte”:
sono quelli del Vangelo, che non porta voti,
ma chiede cuori veri.

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