FONDO PER “LONTANI LA TRAVERSATA”
IL FANCIULLINO DI IERI E DI OGGI –
Il Professore, i maltrattati dalla vita e la politica che deve fare
Nel Giardino del Professore non si entra per appuntamento: ci si arriva come si arriva nei porti di notte, cercando una luce. È un giardino vero, ma anche una soglia – mezzo casa, mezzo memoria – un luogo dove la gente porta ciò che non sa raccontare altrove.
Qui non siamo mai pochi. Dieci, dodici presenze alla volta, forse di più: uomini e donne segnati da una stessa cicatrice. La Malagiustizia. Quella che ti entra in casa, nel matrimonio, nei figli, nei tribunali che non vedono, nella burocrazia che cancella le vite. Sono i maltrattati dalla vita, i naufraghi dei programmi politici che promettono e non applicano. E vengono dal Professore perché sanno che, almeno qui, qualcuno ascolta.
Le loro voci non sono un coro, sono un bosco.
Si sovrappongono, s’intrecciano, diventano un unico lamento:
“Siamo lasciati soli. Chi ci difende davvero?”
La politica, quella di carta, scrive programmi impeccabili.
Quella reale, quella quotidiana, spesso non arriva dove serve.
E allora nel giardino cresce una domanda più forte di ogni slogan:
Chi dà voce agli ultimi?
Chi non ci farà gridare nel buio dopo il 23 e 24 novembre?
Tra le carte sul tavolo – fac-simile elettorali, schede, biglietti stropicciati – compare un nome: Teresa De Giulio.
Non come salvezza miracolosa, ma come possibilità concreta.
Una donna che ascolta, che porta responsabilità, che conosce il peso delle famiglie distrutte dalla legge che non funziona, che cammina nella realtà e non sulle nuvole dei comizi.
E allora il Professore, 72 anni, il fanciullino di ieri e di oggi, prende la parola.
Lui che ha raccontato la Mala Giustizia come relatore al libro di Pasquale Caputo.
Lui che custodisce memorie di tribunali, di bambini contesi, di padri e madri spaccati.
Lui che non vuole castelli di sabbia, ma castelli di vita costruiti sulla roccia.
«Teresa, aiutami a rispondergli» dice.
Perché chi bussa al giardino non chiede miracoli: chiede il fare.
Una politica che non cancelli le promesse con la prima onda.
Una politica che sia mano tesa, garanzia, presenza.
La nave del Professore sta per approdare al 23 e 24 novembre.
E lui, con la sua barba bianca, la sua memoria di fanciullino del ’60, la sua voglia di futuro, guarda avanti come chi sa che il tempo è poco, ma la luce ancora c’è.
Studiare, lavorare, pregare – per chi ama farlo – e continuare a credere che la voce degli ultimi possa diventare destino comune.
Nel giardino del Professore si entra in tanti.
Ma si esce sempre uno:
il cittadino che sceglie, che chiede, che vuole essere ascoltato.

Lascia un commento