#Sport dal #Vicolo & #Memorie – guardando il pallone
#Ciruzzo, lunedì al bar dello sport – e pur a Pianura esiste il bar della #sporta! #10novembre2025
Nel vicolo, stamattina, il pallone non è più una sfera di cuoio.
È un meteorite caduto nel cortile dell’umanità.
Fuma ancora.
Dal bar sono sceso con l’odore del caffè che mi restava addosso come un abbraccio educato, ma appena ho messo piede tra le voci degli astanti, ho capito che oggi non si parlava: si ringhiava.
Una palla non è entrata, una porta è rimasta vergine, e pare che Bologna abbia fatto il miracolo al contrario. Apriti cielo.
Parolacce come sassate, bestemmie come colpi secchi sul marmo, accuse da arena dei gladiatori.
E tutto perché ieri sera non è arrivato Massimo, quello vero, quello che faceva quadrato, quello che trasformava undici uomini in una testuggine latina, scudi alzati, corazze serrate.
L’ho immaginata lì, in mezzo al vicolo: la testuggine.
La vedi?
Compatta, guerriera, incrociata come un’idea antica che torna per ricordarci che senza disciplina non c’è vittoria, e che senza guida ci invadiamo da soli.
E allora ho risposto al primo che mi lanciava veleno:
“Amico mio, non ti battezzo perché sei un troglodita. Ma almeno potevo aiutarti a incartare il pesce.”
Il vicolo si è fermato un secondo, giusto il tempo di fargli capire che la logica non è un’offesa, è un salvagente.
La verità è che questa tifoseria, in certi momenti, sembra un popolo antico che attende il demiurgo sul balcone.
Qualcuno che gridi: “È guerra sia!”
E loro giù, al macello, convinti che il calcio sia destino e non gioco.
Conte nel frattempo manda segnali come fumo da una collina.
Parla di morti, di gruppo, di chimica, di nostalgia.
Lui lo sente prima degli altri quando il temporale arriva.
E scuote, provoca, esagera.
Perché vuole che i suoi si sveglino dentro, non fuori.
E noi del vicolo?
Noi restiamo qui, tra mattoni scrostati e vite che non hanno imparato la sportività.
Che non conoscono la parola misura.
Che non sanno che un pallone rubato pesa meno di un cuore bucato.
Sul grande muro della memoria del vicolo, alla fine, ho visto la scena come un affresco:
da un lato il pallone gigante, sospeso come un sole che non trova più il suo cielo;
dall’altro la testuggine delle guerriere, serrata, dignitosa, compatta.
Sopra gli scudi, inciso nella polvere:
Massimo dove sei
ci hanno rubato il pallone.
#Fuoritempo _ TONINO ! POSA IL PALLONE CE LO FAI FARE? Amma pazzia o no?

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