Il battage di oggi: memoria, voce, #anosmia
di Ciro Scognamiglio – Lontani la Traversata
Oggi torno a postare la mia immagine pittografata, quella in cui appaio come un urlatore d’amore che si arrampica sulla propria anima per strappare alla vita un po’ di verità. È la mia faccia sulla soglia, a metà tra un autoritratto espressionista e un grido munchiano, perché da qualche parte bisogna pur cercarle, queste verità che non si lasciano acchiappare.
Lo faccio oggi. Non ieri, non domani.
Perché la memoria ha i suoi orari capricciosi.
E se decide di bussare, meglio aprirle prima che cambi idea.
A farmi compagnia, ancora una volta, è quella frase di Proust che mi attraversa come un profumo improvviso:
I veri paradisi sono i paradisi che abbiamo perduto.
Non è solo nostalgia, non è elegia da salotto. È un metodo di scavo. Un modo per dire che ciò che siamo lo ritroviamo spesso in ciò che non c’è più, in ciò che abbiamo amato troppo tardi o troppo male, in ciò che il tempo ha reso prezioso proprio perché irraggiungibile.
E qui entra in scena la memoria involontaria, quella che non rispetta protocolli né liturgie.
Nasce da un odore, da un sapore, da una scheggia di luce, da un rumore che conoscevamo prima di parlarlo. È un interruttore misterioso che accende la stanza del passato quando meno te l’aspetti. E ci ricorda che recuperare ciò che eravamo non è un esercizio sentimentale: è un modo di leggere il presente, di comprenderne le crepe e le promesse.
Ma c’è un paradosso: viviamo in una società in anosmia.
Abbiamo perso il fiuto.
Non sappiamo più distinguere il puzzo della guerra dal profumo dei fiori della pace. Lo scorrere delle notizie ci ha anestetizzati, l’asfalto bruciato del mondo ci ha tolto non solo gli odori ma anche le domande, i dubbi, i tremori. È come se avessimo il naso tappato sull’essenziale e spalancato sull’effimero.
Per questo oggi, con questa immagine postata di nuovo, rinnovo un gesto semplice ma ostinato: ricordare, nominare, salvare quello che il tempo vorrebbe cancellare. È una forma di resistenza gentile, una militanza dell’anima.
Un modo di dire che noi ci siamo ancora, che la coscienza non ha smesso di respirare, che il mondo non deve accontentarsi di una pace senza profumo.
Questo è il mio battage di oggi.
Una chiamata: a me stesso, a chi guarda, a chi ascolta attraverso la Radio Rainbow, ai lettori della Traversata. Una nota comune che ci lega, come una corda tesa fra epoche diverse, fra ricordi che pungono e speranze che tengono su la baracca.
Noi, che raccontiamo ciò che non è più per salvare ciò che è rimasto.
Noi, che cerchiamo le verità nei sussurri del passato.
Noi, che continuiamo a dare voce a ciò che non ha più voce.
E se questo non basta a cambiare il mondo, almeno gli restituisce un po’ di #odore.
Il resto lo farà il tempo. E la memoria, quando vorrà.

Ciro Scognamiglio

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