RICONOSCENZA

Satira di un giornalaio-giornalista in formato Munch

(Parola guida per un nuovo inizio)

Ci sono territori che non cambiano con i fondi, con le opere o con i proclami.
Cambiano quando un popolo decide finalmente di guardarsi allo specchio senza più tremare.
Pianura è uno di questi territori: quartiere figlio di mille storie, mille mani, mille ferite.
Spesso raccontata male, spesso difesa peggio, eppure ostinatamente viva.

E allora eccomi qui, in foto, con le braccia spalancate come un pontile umano.
Il giornalaio che non vende giornali, il giornalista che non si vende a nessuno.
Il Ciro che sorride perché vede ancora speranza tra i cavi del ponte e i vicoli del quartiere.

Poi arriva l’altro me, quello del grido munchiano:
bocca aperta, colore che vibra, l’anima che prende fuoco come un tramonto arrabbiato.
È il grido di chi ne ha viste tante, di chi ha sopportato e supportato,
di chi porta addosso i colori del territorio ma non ha mai smesso di dirgli
“ti voglio bene, però mo’ ti devi svegliare”.

È un urlo affettuoso, mica feroce.
Un urlo-pacca sulla spalla.
Un urlo che dice:
“Pianura, io ti riconosco.
E tu, riconosci te stessa?”

Perché la riconoscenza, quella vera, non è inginocchiarsi.
È camminare insieme, a volte zoppicando, altre correndo.
È dire grazie anche quando ti sei arrabbiato, anche quando il quartiere ti ha stretto,
anche quando hai pensato di mollare tutto.

Riconoscenza è restare.
Riconoscenza è gridare quando serve e sorridere quando puoi.
Riconoscenza è questa doppia immagine:
il Ciro a braccia aperte che accoglie,
e il Ciro che urla come Munch perché la vita, se non la urli ogni tanto,
non ti sente.

E allora sì, Pianura:
Grazie. Ma adesso tocca a te.

Lascia un commento