Dove la parola si fa giustizia e amore civile-La chiosa di James La Motta e le voci che liberano ciò che il mondo non vede

LONTANI LA TRAVERSATA

Dove la parola si fa giustizia e amore civile

La chiosa di James La Motta e le voci che liberano ciò che il mondo non vede

di Ciro Scognamiglio — Giornalista di strada e antropologo del vicolo

Napoli, 31 ottobre 2025 — scritto oggi per ieri, 30 ottobre 2025

Giardino d’Arte

Ieri, al Giardino d’Arte, non abbiamo semplicemente presentato un libro.

Abbiamo respirato umanità in servizio.

La presentazione luminosa di Grazia Vernillo e la conduzione limpida e autorevole di Claudio Ciotola hanno trasformato una serata culturale in un luogo di responsabilità civile, là dove la società spesso distoglie lo sguardo: il carcere, la fragilità, le vite sospese che chiedono ascolto e dignità.

La parola che incide

A portare una visione alta e carnale insieme è stato James La Motta, attore e regista.

La sua chiosa — che diffonderemo in video — non è stata estetica: è stata etica.

Un inno al guardare l’essere umano prima del reato, prima della condanna, prima della ferita.

“Non perdoniamo tutto, ma non condanniamo tutto.

Guardiamo, ascoltiamo.

Perché solo chi è guardato senza giudizio può cambiare davvero.”

È lì che l’arte diventa giustizia.

È lì che la parola diventa scelta.

Le donne che portano libertà

Accanto, due voci femminili che non chiedono applausi — creano futuro:

• Teresa De Giulio, anima del Giardino e voce narrante

• Claudia Cavallo, testimone diretta di rinascita e dignità conquistata

Due percorsi diversi, due forze diverse, un solo principio:

Un corpo senza cicatrici è un corpo che non ha mai vissuto.

Servono sé stesse e servono gli altri.

Non risolvendo sempre i problemi — ma superandoli attraverso amore e servizio.

La voce della cura come destino

A rendere completa la partitura civile della serata, la voce di

dott. Antonio Longobardo — medico, uomo di comunità, anima di servizio con l’Associazione di San Giustino.

Non solo cura il corpo, cura il villaggio.

Una presenza che ricorda che la fede non divide, costruisce ponti, come disse Ciotola:

“San Giustino — fede per quattro continenti, partita da qui.”

La spiritualità che si fa strada, la medicina che si fa presenza,

l’uomo che si fa vocazione al bene comune.

La macchina della bellezza

Grazie allo staff tecnico guidato da Enzo Nugnes, ogni voce e ogni nota hanno trovato corpo e respiro.

La musica del gruppo di Giovanna di Francia — che affideremo a un’altra penna della redazione — ha sigillato l’anima della serata.

La domanda, il compito

E io, voce di strada, ho portato la domanda che dà senso al nostro mestiere:

Perché scegliere di entrare nel dolore quando il mondo offre vie più facili?

La risposta è semplice e infinita insieme:

Perché dove l’umanità è ferita, noi dobbiamo stare.

La libertà non è solo uscire.

È essere visti.

È essere ascoltati.

È essere riconosciuti.

Conclusione

Ieri non abbiamo celebrato un libro.

Abbiamo onorato la dignità dell’essere umano.

Tra carcere e speranza, ferite e rinascita, arte e vita,

abbiamo scelto di appartenere alla parte giusta della storia:

quella che non giudica dall’alto,

ma guarda negli occhi e dice:

“Io ti vedo. Non sei solo.”

E questa, nella città che non dorme e non dimentica,

è la nostra forma di giustizia.

— Ciro Scognamiglio

Direttore — Lontani La Traversata

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