Napoli 30ottobre2025 – Decumano Minore Pianura #Chianura Recanati del Sud!
Di Ciro Scognamiglio e 99Noi lucidi – folli nessuno – INNAMORATI!
Dal mito del 1965 alla sospensione del 2025: quale umanità vogliamo attraversare?
Platone avrebbe sorriso: finalmente fuori dalla caverna, verso un sole che non accecava ma prometteva relazione.
Storia di un Ponte — Ieri / Oggi
C’è un giorno preciso in cui l’Italia credette di diventare adulta.
Era il 21 marzo 1965. La Domenica del Corriere titolava:
“La Sicilia diventa continente”.
Walter Molino disegnava un ponte che sfidava mare, vento e destino.
Un arco di acciaio e speranza che univa Punta Pezzo a Ganzirri.
Non era solo infrastruttura: era mito fondativo.
Un popolo che usciva dalle rovine e cercava il suo futuro nel ferro e nella luce.
#Platone avrebbe sorriso: finalmente fuori dalla caverna, verso un sole che non accecava ma prometteva relazione.
Oggi, sessant’anni dopo, ci ritroviamo nel medesimo punto del cammino.
Non per colpa del mare — immobile e maestoso —
ma per colpa del vento di bandiere.
Non quelle dei valori, ma quelle delle appartenenze.
Vessilli che garriscono a destra, a sinistra, al centro, ovunque tranne che sulla dignità dell’uomo.
La #Corte dei conti sospende il progetto, la politica insorge, le tifoserie si accendono.
E l’uomo, Homo Sapiens — quello che i libri ci hanno insegnato essere razionale —
torna a domandarsi, stanco:
“Qual è la #verità? E perché devo sempre cercarla tra i fumi della propaganda?”
Lo scrivo da #antropologo del #vicolo, da #allievo #umile di Levi-Strauss, Bauman, Diamond,
ma anche da figlio della scuola di cucina dell’esistenza, dove il pane si impasta con memoria e fatica.
Il ponte non è mai stato solo cemento.
Il ponte è #domanda antropologica:
Costruiamo per #avvicinarci o per dominarci?
Attraversiamo per amare o per sottrarre il bisonte al clan vicino?
I nostri antenati di #grotta lottavano per la carne.
Oggi lottiamo per il consenso.
Cambia la posta, non il cuore.
E la donna nella grotta accanto — madre, custode della vita —
ancora oggi giudica non i muscoli ma la capacità di nutrire la comunità.
Il ponte ieri era #promessa.
Oggi è #specchio.
Ci guarda e domanda: siamo ancora capaci di unirci?
Perché non è il metallo che manca.
Non è la tecnica, né la scienza, né l’ingegneria dei campi elettromagnetici o dei quanti.
È l’umano che langue.
Ci manca la catena della base azotata amorina — la molecola della civiltà:
quella che non attacca, ma collega.
Lo dico con fiato corto e cuore lungo:
Siamo ancora nel tempo in cui l’uomo vuole vincere più che vivere.
E allora immagino me stesso — Ciro, 72 anni, zaino di memoria e occhi aperti —
su quel ponte sospeso, braccia larghe,
ad aspettare uomini e donne che vogliono attraversare non per conquistare,
ma per condividere.
Perché un ponte è giusto solo se porta pane e dignità,
non solo traffico e status.
E forse il ponte sullo Stretto non è ancora stato costruito
perché doveva essere prima costruito in noi.
Chi farà il passo?
Gli economisti del #ferro… o gli artigiani dell’#anima?
Io, nell’attesa,
rimango sul mio Decumano Minore,
a consegnare una piccola verità che mio padre mi lasciò nei giorni duri:
“#Guardati allo specchio. Ce la farai se non smetterai di credere nell’umano.”
E allora sì, papà:
Ce la faremo.
A patto che questo #ponte — prima di unire due terre —
ritorni a unire due coscienze.
#Fuoritempo – #NOI alla ricerca del Tempo perduto di un ponte per il CUORE! VOI?
NOTA BIBLIOGRAFICA
citazioni nell’articolo – bibliografia di Ciro Scognamiglio
- “La Sicilia diventa continente”, La Domenica del Corriere, 21/03/1965, Anno 67 n.12, copertina di Walter Molino. (Ristampe e schede di vendita con immagine e titoli).
- Fotomontaggio 1955, stima 120 miliardi di lire: “La Domenica del Corriere”, n. 49, 4/12/1955 (citato in saggio accademico).
2025: Corte dei conti non registra la delibera CIPESS n.41/2025; conseguenze operative e reazioni di governo/società.

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