IL DECUMANO DELL’UMANESIMO
di CIROSCO99 e dei 99NOIGIOVANI IN REDAZIONE
Raccontiamo la vita reale e quella indotta — dei monelli umani del vicolo e dei monelli disumani delle guerre — per essere, per sempre, donne e uomini di pace. SHALOM, che cerchiamo.
Oggi, la Cultura di Napoli saluta due protagonisti della sua storia, due figli del popolo che hanno lasciato un segno indelebile nella luce e nel suono:
Mimmo Jodice, maestro della fotografia italiana e internazionale, e James Senese, sassofonista e voce di una Napoli profonda, meticcia, ferita e bellissima.
Entrambi — ora “nati alla casa del Padre” — ci consegnano una lezione che resta: la forza dell’amore, del bello e del dono.
MIMMO JODICE – L’UOMO CHE FOTOGRAFÒ LA LUCE
Non servono elenchi di premi o celebrazioni.
Mimmo Jodice è stato il primo a trasformare la fotografia italiana in linguaggio d’arte contemporanea.
Nei suoi scatti sul colera del ’73, sul terremoto dell’Irpinia dell’80, sui volti e i muri della città, l’ombra non era assenza, ma presenza.
Il suo sguardo, severo e poetico, ha insegnato a generazioni di giovani come guardare il mondo e non solo vederlo.
Con la sua “Accademia di Costantinopoli” — la sua Napoli interiore — ha parlato ai giovani e al mondo, donando calore e rigore, visione e verità.
Jodice è la luce che resiste nei vicoli, quella che trasforma la povertà in segno d’arte.
JAMES SENESE – IL SUONO DEL VICOLO
James Senese è la voce e il respiro di una storia.
Nato a Napoli nel 1945, figlio di madre napoletana e padre afroamericano — soldato della liberazione — James portava nel sangue due mondi e una sola musica: quella della libertà.
Ragazzino, costruì il suo primo gruppo; a vent’anni fondò gli Showmen, portando in Italia il soul e il rhythm’n’blues.
Poi, nel 1974, la svolta: Napoli Centrale.
Con Pino Daniele, Tullio De Piscopo, Tony Esposito e altri fratelli del ritmo, James reinventò la musica partenopea: mescolò dialetto e jazz, rabbia e amore, spiritualità e protesta.
Il suo sassofono ha raccontato la città più di mille parole — una tromba che gridava “siamo ancora vivi”.
Vinse premi, ma non cambiò mai la sua fedeltà al popolo e alla musica vera.
LA LUCE E IL SUONO – DUE STRADE DELLO STESSO CUORE
Mimmo e James non si sono forse mai incontrati davvero, ma le loro opere si sfiorano nei vicoli:
l’uno disegnava la luce sulle pietre, l’altro incideva note nell’aria.
Fotografia e musica, insieme, raccontano la dignità del popolo del basso, la poesia che resiste, l’umanesimo che cerchiamo.
Noi — i giovani e meno giovani del Decumano dell’Umanesimo — li salutiamo così:
con un’immagine e una nota, una luce e un fiato, una promessa e una pace.
Buon viaggio, Maestri. Napoli vi accompagna. Il popolo vi ricorda.

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