LONTANI LA TRAVERSATA – Fondo del 28 ottobre 2025
IPOACUSIA e CECITÀ – OGGI IL MONDO
di Ciro Scognamiglio
Domani si vota, e noi — piccola agenzia comunicativa e giornalistica — non parliamo più soltanto al Decumano Minore o alla Chianura Recanati del Sud.
Abbiamo allargato la vista e l’udito al mondo, perché oggi il mondo si muove, e noi con lui.
Saremo capaci di sognare ad occhi chiusi, ma con orecchie attente?
Osserviamo dal mare e dalle terre emerse un pianeta in conflitto permanente:
armi, acciaio, malattie, fame e risorse contese su ogni latitudine.
Dal Polo Nord al Polo Sud, dall’Est all’Ovest, emergono gli stessi volti di uomini in guerra e donne che cercano spazio.
È il 2025, e l’occhio #diamondiano della storia ci interroga: che specie siamo diventati, ciechi e sordi di fronte all’evidenza del disastro?
Oggi i grandi giornali aprono con l’accordo fra Stati Uniti e Cina sui dazi.
Ma non sono solo dazi: sono terre rare, TikTok, strategie di influenza globale.
Dietro i numeri e le esportazioni, agisce la politica intesa come pura forza.
Xi Jinping e Donald Trump, di nuovo faccia a faccia: due potenze che si sfiorano come titani su un mercato planetario che non conosce tregua.
E noi?
Noi dal vicolo, dal ballatoio, ascoltiamo un’eco lontana e ci illudiamo di capire il mondo solo dai titoli.
Intanto, nelle nostre città, i giovani muoiono in incidenti.
Figli di gente istruita, al servizio.
E noi, adulti, ci chiediamo: perché non ci ascoltano più?
Forse perché siamo diventati una civiltà ipoacusica, incapace di udire la propria verità.
Viviamo in un rumore continuo che ha sostituito la voce.
L’antropologia — quella vera, come insegnano Marc Augé e Jean-Paul Colleyn — non cerca più “popoli primitivi”, ma guarda al mondo ibrido e globale.
Analizza le sordità collettive, i nuovi linguaggi, la perdita dell’ascolto tra individui e culture.
Ci ricorda che l’Occidente non è più osservatore, ma oggetto di osservazione: una tribù tecnologica che ha smarrito il senso del sacro e del dialogo.
Il villaggio globale doveva unire i popoli; invece, ci ha isolati.
Siamo connessi, ma non comunichiamo.
Le guerre si combattono sui confini e sugli schermi; i giovani parlano senza ascoltare; gli anziani raccontano senza essere più visti.
Cecità e ipoacusia diventano i veri mali del nostro tempo.
Come piccoli comunicatori dal Decumano Minore, noi continuiamo a osservare, a scrivere, a testimoniare.
Dal mare alle terre emerse, cerchiamo di riaprire gli occhi e le orecchie del mondo.
Perché la vera civiltà non è quella che conquista, ma quella che impara ad ascoltare.
Fuoritempo- del Tempo!
n.b. Fonte di riferimento
Marc Augé – Jean-Paul Colleyn, L’antropologia del mondo contemporaneo, Eléuthera, Milano, 2019.

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