CALCIO DEL LUNEDÌ – Sintesi di una fuffa

L’arena gladiatorica rettangolare e la sfida di Antonio Conte all’Impero del Nord
di Ciro Scognamiglio – l’ultimo illuso di verità
(Dalla rubrica “Calcio del Lunedì”, la voce libera della strada. Il giornalista con la barba bianca e il cappello da Vasco Rossi osserva le arene del pallone come un cronista dei tempi antichi: tra gladiatori, imperatori e popolo che rumoreggia dagli spalti.)
Non è più uno stadio, è un’arena.
Un rettangolo d’erba che ogni settimana si trasforma nel Colosseo moderno, dove i gladiatori in scarpini combattono per onore e denaro, mentre i patrizi del pallone — presidenti, dirigenti, tele-opinionisti — osservano dall’alto, pronti a decidere chi vive e chi soccombe.
Ma qualcosa, quest’anno, è cambiato.
Nell’arena del Maradona, Antonio Conte, detto Antonius, ha osato sfidare il potere di Roma e del Nord. Ha portato a Napoli nove uomini nuovi, non schiavi ma calciatori liberi di credere che il gioco possa ancora appartenere al popolo. Eppure il sistema non perdona chi rompe i ranghi.
L’Impero del Nord, fatto di logge, finanza, salotti e leghe, non accetta che un tecnico del Sud — un ex condottiero della Juve e dell’Inter — alzi lo scudo della rivincita meridionale. La sua colpa? Avere vinto e parlato con voce propria. La sua eresia? Aver detto che il lavoro, la disciplina e la dignità valgono più dei sorrisi in tribuna.
Sabato, nell’arena, il Napoli ha battuto l’Inter 3-1.
Un rigore contestato — come ogni segno di ribellione — è diventato la miccia della polemica. Ma cosa è cambiato davvero dal “rigorino” dell’anno scorso?
Nulla. Solo che oggi il Sud osa vincere.
E questo, nel calcio come nella storia, resta un peccato capitale.
“Proxsimo ha venduto schiavi al Nord e al Sud, ma pare che il Sud debba solo soccombere.”
E così, come duemila anni fa, ci laviamo le mani come Ponzio Pilato.
Anno 2025 dopo Cristo, ma pare che i Romani siano ancora tra noi: quelli del perbenismo, del potere, del “si deve obbedire”.
Conte, De Laurentiis, Marotta — tre facce dello stesso impero in crisi.
E in mezzo, il giornalista di strada che chiede, con la voce del popolo:
“Ma cosa giochiamo, davvero, in questa arena gladiatorica rettangolare? Calcio o potere?”
Il resto è fuffa, ma da questa fuffa — se la si guarda bene — può nascere la verità.
🎨 Pittografia – L’Arena e il Potere
Quattro sedie al centro del campo: Conte, De Laurentiis, Marotta e il Giornalista di Strada.
Intorno, il vuoto dello stadio e le ombre del popolo che si alzano dagli spalti.
Sul prato, una scritta trasparente:
“Non siamo schiavi, ma gladiatori del popolo.”
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