IL PALLONE CHE NON GIRA – FORSE ERA SGONFIO!

Fondo d’Autore – Lettere dal Decumano Minore
di Ciro Scognamiglio / CIROSCO99

Giovedì dello SPORT CALCIO : Napoli 23 ottobre 2025

Il professore, esperto di ascolto, interrogato dalle motivazioni dei giovani che si confrontano col grido del vicolo: “Abbiamo perso 6 a 2!”
Senza ricordarsi che si giocava Napoli–PSV.
Ma in fondo cosa contava? Era il pallone — il simbolo, il pretesto, l’oggetto sacro — che sembrava di nuovo la proprietà di #Ciruzzo, quello che da bambino, per non perdere, gridava: “È mio, e non si gioca più!”

Il dato certo, nello #sport, resta sempre il rendimento e il risultato. Tutto il resto – analisi, statistiche, algoritmi – dovrebbe solo aiutare a capire.
E invece oggi pare che il calcio si giochi più nei grafici che nel campo, più nella mente dei “mental coach” che nel cuore degli uomini.

Ma una squadra non è un #motore: è un insieme di anime.
Chi entra a partita in corso non porta solo tecnica, porta la sua storia.
Chi perde il posto non perde un numero di maglia: perde un pezzo di sé.
E allora, quando si perde, non si perde solo una gara — si perde un #equilibrio umano.

Forse Antonio Conte, dopo Eindhoven, non voleva solo spiegare una sconfitta.
Parlava del rischio di un gruppo che si allarga e si disperde, che dimentica lo spirito che lo ha reso grande.
Lo spirito dei #pochi, dei determinati, dei fratelli di campo.

Io, da “professore di #ascolto”, continuo a chiedermi:
chi ascolta davvero i ragazzi?
Chi vede negli sguardi arrabbiati la voglia di essere capiti, non giudicati?
Chi sente, dietro l’espulsione o la panchina, la fatica di essere uomini in un gioco che li vuole macchine?

Un #tempo, nei vicoli, il pallone decideva tutto:
chi lo portava, chi lo perdeva, chi lo rompeva.
Era un patto semplice, di verità e sudore.
Oggi, invece, il pallone non gira.
Forse è sgonfio.
Forse è gonfio di parole, di pretese, di strategie.
Ma resta lì, al centro del campo, a ricordarci che il gioco comincia solo quando qualcuno lo calcia con cuore e rabbia insieme.

Alla fine, nella redazione, i ragazzi guardavano quel vecchio pallone sullo scaffale del professore.
Nessuno parlava.
Sul foglio di un quaderno qualcuno disegnò un campo, in silenzio —
e al centro, scritto con la biro blu, un pallone: “di Ciruzzo”.

#Fuoritempo – il pallone di Ciruzzo!

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