La società malata che si crede libera

di Umberto Pini

Prima o poi dovremo ammetterlo: la salute mentale collettiva è in frantumi.

Non è un’esagerazione, è un fatto che si manifesta ogni giorno sotto forma di “opinione”, “contenuto” o “satira” nei nostri feed social.

I social sono diventati un gigantesco laboratorio psichiatrico a cielo aperto, dove la follia non si cura più si celebra.

L’aggressività e la frustrazione si travestono da libertà di parola.

Gli haters ne sono il simbolo più puro: persone che odiano sé stesse al punto da distruggere gli altri per respirare un istante di sollievo.

Si nascondono dietro profili falsi, convinti di essere liberi, ma in realtà schiavi della propria patologia.

Il risultato è una deriva psichiatrica di massa.

L’empatia è scomparsa, la rabbia è diventata linguaggio comune e la riflessione ha ceduto il passo alla reazione impulsiva.

Non pensiamo più: reagiamo.

Non comunichiamo più: ci feriamo a vicenda.

Siamo una società che si disintegra credendo di connettersi.

Non più fragile, ma malata e ancora indecisa se curarsi o affondare del tutto.

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