
La pace smarrita: oggi, dov’è? ![]()
Tutti parlano di pace. La sentiamo ripetere nei discorsi politici, nei titoli dei giornali, nei post sui social. Ma guardandoci intorno, la pace sembra scomparsa. Non è solo l’assenza di guerra: è silenzio carico di dignità, rispetto reciproco, attenzione alle fragilità. È un gesto, una parola, una presenza che sa accogliere senza giudicare.
Oggi la pace è fragile. Si nasconde negli angoli di un vicolo, tra chi con fatica mantiene il lavoro, tra chi accudisce senza clamore, tra chi ascolta senza l’urgenza di parlare. È una costruzione quotidiana, mai definitiva, sempre da coltivare. La pace non si firma sui trattati, non si proclama in grandi discorsi: si pratica nel vivere insieme, nel sopportare le differenze, nel rinunciare a ciò che divide.
Eppure, ogni gesto conta. Un sorriso, una parola detta al momento giusto, un silenzio che sa rispettare la sofferenza dell’altro: tutto questo è pace. Non quella che vediamo nelle copertine dei giornali, ma quella che respiriamo tra la gente. La pace che resta, la pace che insegna, la pace che costruisce futuro.
Oggi, la pace chiede coraggio. Coraggio di guardare dentro se stessi, coraggio di uscire dalla logica della sopraffazione, coraggio di servire senza cercare ricompense. La pace non è un ideale lontano: è vicino, fragile, concreto. È nelle mani di chi sa vivere senza violenza, nelle strade, nelle case, nei cuori.
Chi cerca la pace deve prima riconoscerla dove si nasconde: tra il rumore e il silenzio, tra il conflitto e il dialogo, tra la paura e la speranza. Solo così la pace smette di essere parola e diventa vita.

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