FOTOGRAFIA VAGABONDA

PASSIONE e STORIA

Napoli Decumano Minore Pianura #Chianura Recanati del Sud 03settembre2025

Accademia di Scrittura e Fotogiornalismo e Recensioni Fotografiche – Arte della Pittura di strada Madonnari  – e Libri – di Ciro Scognamiglio Folle – Lucido – #NESSUNO!

Chi è Lino Rusciano

  • Nasce a Napoli nel 1953. dodicimagazine.com+2gigarte.com+2
  • Fin da ragazzo si appassiona alla fotografia: a 16 anni usa la reflex, fotografa sconosciuti per strada; poi esplora pittura surrealista, scultura etc., fino a fare della fotografia il suo linguaggio privilegiato. dodicimagazine.com+2fiaf.net+2
  • Tra i suoi riferimenti formali ci sono il Surrealismo, De Chirico, atmosfere metafisiche, l’idea del mondo sospeso, del dettaglio che diventa simbolo. dodicimagazine.com+2fiaf.net+2

Opere, temi, stile

Alcune caratteristiche salienti nelle sue mostre e nei suoi lavori:

  • “Braveries” (2019-20, Spazio Kromìa, Napoli): serie in bianco e nero di ragazzi sul lungomare partenopeo, con immagini che oscillano tra gesto (tuffi, acrobazie), figurazione quasi scultorea, controluce netto, pose che sembrano sospese, quasi simboliche. fiaf.net+4magazineart.net+4kromia.net+4
  • Il contrasto tra la forza del gesto, la fisicità dei corpi giovani, e il paesaggio urbano / marino come sfondo, che spesso appare vuoto o scarno di elementi distraenti: questo aumento della “solitudine” dello spazio contribuisce all’impatto emotivo. magazineart.net+1
  • Uso del bianco e nero per dare astrazione, togliere l’elemento cronologico preciso, restituire “tempi sospesi”. magazineart.net+2dodicimagazine.com+2
  • Tensione antropologica: Rusciano non fotografa solo la bellezza, ma quasi una forma di resistenza, di desiderio, di energia preziosa che emerge da contesti di marginalità o non inclusione. Giovani che “si esibiscono”, riscatto, forza latina. magazineart.net+2kromia.net+2

Punti di forza

Ecco cosa secondo me rende la sua fotografia particolarmente potente:

  1. Poetica dell’attimo sospeso: non è solo cronaca, ma sospensione: i gesti sono fermi ma sembrano continuare nel tempo, i corpi sono vivi e insieme architetture.
  2. Contrasto formale / emotivo: forte uso del controluce, silhouette, ombre e luci dure che rendono le superfici dei corpi (o muri, spazi urbani) come sculture.
  3. Visione sociale implicita: dietro ogni scatto c’è il tema della giovinezza che cerca luce, visibilità, presenza – non invisibilità. Non è “fotografia comoda”: c’è impegno nel restituire dignità, sguardo su chi spesso non ha voce.
  4. Compatibilità con lo spazio museale: queste immagini “respirano” bene in grandi formati, permettono al visitatore di restare immerso, riflettere; funzionano bene anche nella monumentalità di un museo come il MAN (se verosimilmente qui è esposto grande).

Punti critici / spunti di riflessione

Per dare un sguardo bilanciato, qualche osservazione che può servire a stimolare discussione:

  • L’uso del bianco e nero e del controluce è potentissimo, ma può tendere ad un’estetizzazione che a volte “attutisce” la realtà sociale: rischia che la durezza (della marginalità, dell’abbandono, delle difficoltà) venga addolcita. In alcuni scatti si percepisce più la poesia che la concretezza del contesto.
  • La dimensione del gesto (acrobatico, esibizionista) può diventare quasi retorica se non calibrata: ossia, il corpo che vola, il gesto eroico – bello – ma c’è bisogno che il gesto non nasconda il vissuto delle persone.
  • Potrebbe esserci una tensione tra la rappresentazione del sublime / spettacolare (il tuffo, il volo, la silhouette perfetta) e la quotidianità problematica: questa tensione può essere punto forte ma va gestita.

Recensione “al bacio”

Conclusione / giudizio personale:

Lino Rusciano è un fotografo che sa far parlare il silenzio. Le sue immagini non urlano, ma invitano. Invito a guardare – guardare non solo quello che è evidente, ma ciò che sta dietro: il desiderio, la precarietà, la giovinezza che resiste.

Se “Fotografia Vagabonda” sta in quella linea – quel vagabondare tra periferie, tra muri, tra sguardi, tra luci che rischiano la dissolvenza – allora è un lavoro che merita di essere esaltato, studiato, letto: perché insegna che la fotografia non è solo testimonianza, ma costruzione di un immaginario, di empatia, di memoria.

In un museo come il MAN, la grandezza delle sue immagini può fare da ponte tra l’arte e la vita che accade in strada, tra lo sguardo consapevole e quello che impara a essere tale.

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