Intercettati nella #carne – Shalom

CATENACCIO – si di una SPERANZA FOLLE – LUCIDA!

Di Ciro Scognamiglio #02ottobre2025

Scrivere per me è speranza.
Speranza di essere ascoltato.
Speranza di condivisione.
È l’unica speranza rimasta.

Shalom.
Pace.
Non una parola qualsiasi.
La carne della speranza che ha visto morire i bambini.
L’Olocausto: non numeri, non percentuali.
Una ferita nell’anima del mondo.

Quando dico Shalom, alcuni pensano che io sventoli una bandiera.
Sì. Ho una bandiera bianca.
Senza più i colori della pace.
Macchiata di sangue.

Dentro di me il fanciullino è scomparso.
Eppure oggi, più che settantaduenne, mi sento quindicenne.
Rivivo la mia prima maturità esistenziale.
La prima consapevolezza del mondo e della sua fragilità.

Voi, fratelli e sorelle del mondo, ascoltate:
La pace non è assenza di guerra.
La pace – Shalom – è armonia.
È interezza.
È riconciliazione tra carne e spirito.
Tra passato e futuro.
È la possibilità di ritrovare, insieme, la nostra umanità.

Oggi cosa possiamo Gridare!?

Sono stati intercettati nel corpo vivo della storia. Non solo legni di barche, vele improvvisate e bandiere di pace: ma corpi. Italiani, greci, spagnoli, francesi. Uomini e donne che hanno scelto di salpare, non per rompere muri con le armi, ma per tentare di aprire un varco con il pane, le medicine, l’acqua.

La Global Sumud Flotilla è stata fermata a settanta miglia dalla Striscia di Gaza. Navi bloccate, idranti, militari israeliani. Duecento persone fermate, quaranta italiani. Ad Ashdod il loro arrivo, e subito l’espulsione. La legge di Israele è chiara: nessuno deve sfidare il blocco navale. Ma la legge della carne è ancora più chiara: a Gaza manca tutto, e chi tenta di portare qualcosa viene intercettato, respinto, cancellato.

In Parlamento il Ministro degli Esteri Tajani ha detto che i nostri connazionali stanno bene, che saranno rimpatriati. La Premier Meloni, da Copenaghen, ha difeso la linea di governo: “coesione e realismo”. La maggioranza ha approvato una risoluzione che recepisce il piano americano per la pace, mentre le opposizioni hanno chiesto invano che l’Italia riconosca la Palestina come Stato. Scontro di parole, voti contrapposti, strategie.

Ma la carne della storia non si lascia ridurre a verbali e mozioni. La carne sono i corpi degli attivisti intercettati. La carne sono le file dei bambini palestinesi senza cure, dei vecchi senza pane, dei giovani senza futuro. La carne è l’impossibilità di respirare.

E allora il termine che qui pesa è shalom. Pace non come tregua fragile, ma come giustizia che dà respiro. Eppure oggi lo shalom sembra intercettato, fermato, caricato su un pullman diretto a un porto chiuso.

Si può essere neutrali di fronte a questo? O la neutralità diventa complicità? Le piazze italiane, i cortei, lo sciopero generale proclamato, dicono che una parte del Paese non vuole rassegnarsi. Che la pace non è un algoritmo di voti parlamentari, ma una decisione di carne e sangue.

“Intercettati nella carne – Shalom”: è il titolo che resta.
La carne ferita, che continua a farsi memoria. Lo shalom mancato, che continua a farsi promessa.

#Fuoritempo – La Speranza!

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