Mestieri e Professioni – Il Lavoro
Il Settimo Giorno Si Riposo
Ciro Scognamiglio – Direttore del Giornale-Blog “Lontani La Traversata”
Una proposta da allegare ai programmi dei partiti che scendono in campo per essere poi votati – Noi stampa libera.
#Domenica del #Signore, 21 #settembre 2025 – L’inizio di un autunno caldo: non solo per le temperature reali, ma per una crisi complessiva di parole che fanno a botte con la vita concreta. Un invito a guardare al lavoro con occhi nuovi, senza rinunciare alla verità e alla speranza.
Il termometro segna ancora estate, ma le piazze e i vicoli italiani iniziano a mormorare d’autunno. Non è solo il caldo fuori stagione a preoccupare: è il calore sordo di una crisi che da anni brucia sotto la cenere. Le parole—quelle dei programmi elettorali che tardano ad arrivare, dei presidenti di regione ancora senza volto—si scontrano con le vite reali: buste paga che non bastano, contratti fragili, giovani costretti a cercare futuro altrove.
Durante un #workshop [in remoto alta competenza dei ragazzi] sul lavoro, organizzato insieme a gruppi di base giovanili, ho annotato frasi che parlano da sole:
Nota personale: «Se mio marito perdesse il lavoro… non arriverei nemmeno alla prima settimana del mese. Le spese fisse ci divorano».
Nota personale: «Ci siamo abituati a guardare verso il basso e a sentirci forti… ma siamo solo equilibristi».
Nota personale: «Per due figli piccoli il doposcuola costa 240 euro al mese. È un costo fisso insostenibile per una famiglia che già stringe la cinghia».
Nota personale: «Segnati un giorno sul calendario e prova a essere il Dio dei poveri, almeno una volta al mese. Liberaci dal male». Di #Ascanio#Celestino
Queste parole, raccolte sul #campo, non sono #slogan: sono il battito vivo di una realtà che la politica spesso ignora.
#Lavoro povero: una ferita che attraversa decenni
Oggi si dice #Work#Poor, come se l’inglese rendesse più comprensibile un concetto che conosciamo bene da decenni: lavorare non basta più per vivere dignitosamente. Da antropologi del vicolo sappiamo che questo non è un problema astratto: è il muratore che fa straordinari non pagati, è la rider che consegna pizze alle dieci di sera, è il pensionato che aiuta un figlio quarantenne disoccupato.
Storiografia sintetica: dal 1968 a oggi
Periodo Scenario socio-economico Tendenze del lavoro
1968–1977 Autunno caldo, lotte operaie, Statuto (1970). Salario come emancipazione; orgoglio operaio.
Anni ’80 Crisi petrolifera, inflazione, flessibilità nascente. Precarizzazione lenta; indebolimento delle tutele.
Anni ’90 Globalizzazione, privatizzazioni, Treu (1997). Contratti atipici; inizio del lavoro interinale.
2000–2008 Euro, delocalizzazioni, boom terziario. Lavoro a progetto, subappalti, erosione del salario.
2008–2014 Crisi globale, austerità. Disoccupazione giovanile record; NEET in crescita.
2015–oggi Jobs Act, pandemia, gig economy, inflazione. Lavoro povero anche full-time; emigrazione giovanile.
Il paniere della spesa ha registrato aumenti record, colpendo pane, pasta, energia: i beni essenziali. L’Italia ha uno dei più alti tassi di disoccupazione giovanile d’Europa, e persino chi lavora a tempo pieno può ritrovarsi povero. Nei vicoli del Sud e nei quartieri periferici del Nord, la dignità del lavoro si misura in mani screpolate, schiene stanche e scontrini troppo lunghi.
È facile puntare il #dito sugli “eletti di oggi”, ma la verità è che le scelte di ieri e di ieri l’altro hanno preparato il terreno. La #crisi del lavoro è figlia della globalizzazione, della deregolamentazione e di un’Europa spesso percepita come distante. Eppure, la politica ha ancora un ruolo: le elezioni regionali imminenti potrebbero essere l’occasione per parlare di salario minimo, welfare territoriale, e percorsi di formazione che non siano solo slogan.
La speranza non è cieca consolazione. È il gesto concreto di chi continua a credere che il lavoro possa tornare a essere progetto di vita e non solo sopravvivenza. Nei vicoli del Decumano Minore, un falegname in pensione insegna a un ragazzo a usare la pialla: non è nostalgia, è semina di futuro.
Giambattista Vico ci ha insegnato che la storia torna su se stessa. Forse non riusciremo a smentire del tutto il suo “corsi e ricorsi”, ma possiamo decidere come attraversarli: con coscienza, responsabilità e la forza silenziosa della comunità.
“Dal 1968 ad oggi la strada ha cambiato rumore: da martelli e bulloni a notifiche e algoritmi. Ma il pane che manca sulla tavola pesa ancora allo stesso modo.”
– Vicoli & Memorie – Lettere dal Decumano Minore

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