FUORITEMPO – L’UMANITÀ SOTTO ASSEDIO: LA MOLECOLA DELL’ODIO DA AUSCHWITZ A GAZA E UCRAINA
Dall’Olocausto ai conflitti di oggi, l’odio continua a replicarsi come una molecola invisibile che attraversa i secoli. La filosofia lo ha analizzato, la scienza non ha ancora cercato la “molecola dell’amore”. Davanti all’immobilismo del mondo, restiamo al bivio: parola o pistola.
Napoli 2settembre2025
Auschwitz come monito
Davanti agli occhi mi torna il binario che entra ad Auschwitz-Birkenau: un varco con un fine preciso, arrivare carichi di uomini e uscirne svuotati di umanità. Non fu opera di un solo dittatore, ma di un’intera macchina di complici, di asserviti, di uomini comuni che resero possibile l’irreparabile.
È questo il monito che attraversa i decenni: la violenza estrema non nasce mai da un unico carnefice, ma dal silenzio, dall’obbedienza cieca, dall’immobilismo di chi guarda e non agisce.
E sono gli stessi meccanismi che oggi, di fronte ai nuovi assedi dell’umanità, continuano a ripetersi: governi e potenze che non fermano le guerre, società che restano immobili davanti ai massacri, popoli che accettano l’odio come destino inevitabile.
Navi umanitarie come bersagli
Questo scorcio di settembre non annuncia che ore drammatiche: navi cariche di aiuti considerate alla stregua di terroristi da colpire, parole di fanatici che trasformano il perdono in vendetta, leader che predicano pace ma covano rancore. L’odio continua a scorrere come un codice genetico, una memoria tossica che si replica nei secoli.
L’antropologia dell’uomo violento
È la condizione di un “homo sapiens violento e sopraffattivo”, che eredita e trasmette dominio, sopraffazione, distruzione. Eppure, nella scienza non troviamo studi di una molecola contrapposta, quella dell’amore.
La filosofia, al contrario, ha interrogato l’odio:
- Platone lo legava all’ignoranza che acceca,
- Spinoza lo descriveva come passione distruttiva che genera altra distruzione,
- Hegel e Nietzsche lo riconoscevano come energia che lacera comunità e individui,
- Hannah Arendt ne ha mostrato l’orrore nella banalità del male.
Ma resta senza risposta il bisogno di un pensiero, e forse di una scienza, che studi la forza vitale dell’amore come antidoto.
Il bivio dell’umanità
Ai giovani ho ricordato come dal 1654 in poi si siano susseguiti diversi paradigmi: fissismo, catastrofismo, lamarckismo, darwinismo. Modelli che cercavano di spiegare la vita, la sopravvivenza, la selezione del più forte. Ma non basta il gene o la fitness evolutiva a spiegare la nostra condizione:
- c’è chi vive al 90% di bene e di parola,
- e chi al 90% di male e di pistola.
Il vero destino dell’umanità si decide in quel 10% d’incontro, dove ognuno sceglie se essere voce o violenza, parola o arma.
Viviamo un fuoritempo: il tempo che non abbiamo più. Il presente che ci è negato dalla furia dei bombardamenti e dall’assuefazione al dolore.
Oggi scriviamo di un assedio all’umanità: il pericoloso momento del mondo. Non è più la storia che parla, ma la cronaca che si fa profezia.
Oggi, nell’ora del fuoritempo, non possiamo più permetterci il lusso dell’indifferenza. Ogni guerra, ogni assedio, ogni nave umanitaria scambiata per un bersaglio ci ricorda che l’umanità è ancora sul binario di Auschwitz: può entrare carica di vita o uscire svuotata di pensiero e di coscienza.
La scelta non appartiene ai dittatori soltanto, ma a noi tutti.
È nel nostro 10% di libertà che si decide se il mondo sarà parola o pistola, se saremo complici o resistenti, se la memoria sarà cenere o seme.
Perché l’assedio all’umanità non è soltanto una cronaca: è la profezia che ci interroga sul presente e sul futuro.
Di Ciro Scognamiglio – giornalista di strada
DP FOTO AG10 – strutturato a studio


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