Vaticanista

Professore Antonio Izzo

Napoli 2025agosto30

Vittorio Bachelet e la “Scelta Religiosa”

La “scelta religiosa” di Vittorio Bachelet è uno dei pilastri fondamentali della sua visione per l’Azione Cattolica e per il ruolo dei cattolici nella società italiana. Più che un’espressione, è un’intuizione profonda che ha guidato la sua presidenza (1964-1973) e che ha avuto un impatto duraturo, segnando un punto di svolta.

​Bachelet non intendeva la “scelta religiosa” come un ripiegamento in una fede privatistica, isolata dal mondo e dai suoi problemi. Al contrario, la vedeva come la strada per una presenza più autentica ed efficace nella società. Coniata in un periodo di profondi cambiamenti sociali e culturali, l’espressione voleva rompere con il “collateralismo politico” che aveva storicamente legato l’Azione Cattolica a partiti politici come la Democrazia Cristiana.

​Riprendendo le intuizioni del Concilio Vaticano II, Bachelet sosteneva che, di fronte a un mondo in crisi di valori, non bastava affrontare i singoli problemi politici e sociali. Era necessario, invece, “puntare alle radici”. Per spiegare la sua visione, in una celebre intervista del 1979, utilizzò l’analogia di San Benedetto. Come il santo, in un momento di “trapasso culturale”, aveva trovato nella preghiera e nella cultura il “seme” per rinnovare il mondo, così l’Azione Cattolica doveva riscoprire la centralità dell’annuncio di Cristo.

“La scelta religiosa,” affermò Bachelet, “buona o cattiva che sia l’espressione, è questo: riscoprire la centralità dell’annuncio di Cristo, l’annuncio della fede da cui tutto il resto prende significato.”

​Questa decisione audace ha avuto diverse implicazioni pratiche e teologiche.Il primo dovere dell’Azione Cattolica divenne l’educazione alla fede dei suoi membri, non l’attivismo politico. La partecipazione alla vita pubblica doveva scaturire da una fede matura e consapevole, non da un’appartenenza organizzativa.

La “scelta religiosa” ha posto fine al legame formale con i partiti politici. Questo non significava disimpegno, ma un nuovo tipo di impegno in cui i laici cattolici erano chiamati ad agire autonomamente, portando i valori del Vangelo in ogni ambito della vita pubblica con responsabilità personale.

Bachelet riteneva che l’Azione Cattolica dovesse essere “povera” nel senso di non affidarsi ai mezzi del potere politico ed economico. I suoi strumenti dovevano essere coerenti con il fine evangelico: l’annuncio e la testimonianza.

L’obiettivo della “scelta religiosa” non era affatto “uscire dalla storia”, ma starvi “ben dentro” in un modo più profondo e coerente. Si trattava di affrontare le sfide del tempo con la forza del Vangelo, non con le logiche del potere.

Antonio Izzo

Lascia un commento