Figli di Noè?!

#Napoli27agosto2025 #addCristo e i #Romani!

Manifesto in bianco e nero

Vitaliano Della Sala  (prete ) #Ciro Scognamiglio (giornalista oggi ) – amici e compagni di Strada!

alla #Finestra Del Mio Basso – Dente Per Dente e La Pietas

(lettere dal Decumano Minore)

Dente per dente (#terzo #millennio)

– Dalla finestra del mio Basso al Decumano Minore –

Lettere dal Decumano Minore

Dal #davanzale

Rientro e apro la finestra basso. Il Decumano respira: passi, motorini, voci spezzate. Mi appoggio al davanzale come un cronista di strada tornato a casa con la tasca piena di schegge. La domanda è una sola: se siamo tutti fatti uguali, perché l’odio governa? Se mangiamo, dormiamo, amiamo e invecchiamo allo stesso modo, perché la vendetta sembra l’alfabeto vero della specie?

Non farò morale. Proverò a spiegare. Spiegare non è assolvere: è tenere una torcia accesa mentre l’aria puzza di bruciato.

Bambini #dissamorati

L’odio nasce quasi sempre da una ferita antica. Un bambino non riconosciuto impara presto la grammatica del colpo restituito. Popoli interi sono stati quei bambini: scacciati, derisi, perseguitati. La vendetta diventa lingua madre quando nessun’altra lingua ti garantisce esistenza.

Si può dunque “giustificare” l’odio? Solo nel senso antropologico del termine: è comprensibile come reazione, come riflesso di chi è stato spinto contro il muro. Ma comprendere la causa non significa dare ragione al gesto. La causa spiega; la ragione assolve. Io non assolvo.

Il #sapiens senza allineamento

Siamo nel terzo millennio, ma siamo ancora pieni di preistoria.

  • Fissismo: ripetiamo gli stessi schemi di esclusione. Cambiano gli slogan, non i meccanismi.
  • Catastrofismo: ogni crisi riattiva il bisogno di capri espiatori. Quando crolla il soffitto, si indica un nemico.
  • Lamarckismo (metaforico): i traumi si trasmettono per narrazione, per educazione, per memoria. Quello che i nonni hanno patito si deposita nelle gengive dei nipoti.
  • Darwinismo: il più forte impone la propria sicurezza come legge del mondo, anche se così distrugge le condizioni della convivenza.

A questa griglia aggiungo la lettura “diamondiana”: geografia, risorse, armi, epidemie e tecnologia spostano i rapporti di forza. Le strutture contano tanto quanto le intenzioni. Spesso non vincono i migliori, ma i meglio equipaggiati. E chi resta indietro, serba memoria e prepara la resa dei conti.

Risultato: non abbiamo più una chiave di allineamento unica. Dio e Dia (il Caso) convivono nello stesso condominio. Le grandi ideologie non bastano, le piccole appartenenze incendiano.

La #legge del branco nell’epoca dei droni

La regola arcaica era chiara: “mi hai colpito, ti colpisco”. Era già una forma di frenata (non stermino, ma proporzione). Oggi, con missili intelligenti e feed h24, la sassiola è ritardata ma moltiplicata. La vendetta non è più solo ripagare un torto: è metterlo in diretta.

Leader e milizie, governi e bande: tutti attingono allo stesso pozzo tribale. Chi ha subito dolore lo restituisce come prova di identità. Il problema è che la vendetta produce solo altre identità ferite. La catena resta intatta, anzi si ispessisce.

Giustificare #senza assolvere

Ripeto il punto etico: la spiegazione non è l’assoluzione. Posso leggere l’odio come “lingua dei bambini dissamorati”, posso riconoscere che vendicarsi è un gesto quasi naturale di chi non vede giustizia. Ma non posso chiamarlo soluzione. Perché l’odio è un solvente universale: scioglie anche chi lo usa.

Voglio essere chiaro: difendersi è un diritto. Annientare l’altro è un’altra cosa. Tra difesa e annientamento scorre il fiume dove annegano i civili, sempre loro. Se un’azione “necessaria” produce carneficine su carneficine, allora la necessità è diventata ideologia.

A che serve il #cervello

La biologia non ci ha dato solo denti e intestino. Ci ha dato corteccia, memoria, linguaggio, arte. Il cervello serve a tre cose minime:

  1. Prevedere le conseguenze – vedere che l’odio di oggi è il lutto di domani.
  2. Inibire l’impulso – dire “potrei farlo, ma non lo faccio”.
  3. Trasformare la ferita in racconto – non per estetica, ma per non doverla infierire su altri.

Se non usiamo queste tre facoltà, allora sì, siamo animali che fanno pipì e cacca, e poco più. Il cervello diventa un accessorio superfluo.

Il #giornalista di strada

Non sono preside, non sono docente. Sono un giornalista di strada affacciato alla finestra basso. Il mio compito non è distribuire assoluzioni né scomuniche, ma registrare: il pianto, la polvere, i nomi. Non scelgo una bandiera da sventolare sull’altare; porto i sacchi neri che nessuno vuole guardare.

La mia parzialità la dichiaro: sto con le vittime. Con tutte. Anche quando hanno torto, anche quando sono usate, anche quando sono diventate carne da slogan. Sto con chi non ha voce. Con chi ha un nome e poi lo perde nelle cifre.

 La #pietas come tecnologia dello spirito

Abbiamo tecnologie per tutto, tranne che per interrompere la catena. La pietas è l’unica tecnologia dello spirito che conosco:

  • Guarda le ferite senza eccitarsi.
  • Nomina i morti senza graduatorie.
  • Rifiuta la pornografia del dolore.
  • Accetta la complessità senza scadere nell’equidistanza morale.

La pietas non pacifica il mondo, ma mi salva dalla complicità. È poco? È il minimo indispensabile per non diventare ingranaggio.

il #bandolo che non c’è

Forse il bandolo non c’è. Forse l’uomo resta senza allineamento tra Dio e Dia, tra legge e vendetta, tra bisogno di giustizia e orgoglio ferito. Forse l’unica bussola è questa: capire per tempo, inibire quando puoi, trasformare sempre.

Dalla finestra del mio Basso, sul Decumano, oggi non sventolo bandiere. Stendo lenzuola. Ci scrivo sopra i nomi che riesco a raccogliere. E li espongo al vento. È la mia piccola, ostinata pietas verso i massacrati.

Manifesto in #bianco e #nero

– Dente per dente, terzo millennio –

  • Siamo ancora bambini dissamorati.
  • L’odio è la lingua che abbiamo imparato troppo presto.
  • La vendetta è la sassiola che l’uomo lancia da millenni.
  • Ogni generazione raccoglie i cocci e prepara un nuovo colpo.
  • Non è follia: è natura. Ma una natura che divora se stessa.
  • Difendersi è diritto. Annientare non lo è.
  • Il cervello ci è stato dato per frenare la mano, non per armarla.
  • Fissismo: sempre le stesse esclusioni.
  • Catastrofismo: sempre gli stessi capri espiatori.
  • Lamarckismo: i traumi dei padri nelle gengive dei figli.
  • Darwinismo: vince il più equipaggiato, non il più giusto.
  • Diamond: geografie, armi, epidemie e risorse decidono più degli ideali.
  • Risultato: nessuna chiave di allineamento.
  • Dio e Dia condividono lo stesso spazio.
  • La legge del branco si è travestita da strategia geopolitica.
  • La vendetta si è moltiplicata con i droni e le dirette.
  • Non c’è bandolo. Non c’è sintesi.
  • C’è solo una postura possibile: la pietas.
  • Non è equidistanza. Non è giustificazione.
  • È il minimo umano: guardare, nominare, non eccitarsi davanti al dolore.
  • Non scelgo la bandiera. Scelgo i corpi massacrati.
  • Non scrivo per vincitori. Scrivo per chi non ha voce.
  • Dente per dente non ci ha fatto evolvere.
  • La pietas, forse, è l’unico passo oltre.

#FUORITEMPO – ci sarà un Tempo !?

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