Carissimo James La Motta,

mi sono trovato — come dire — #chiamato in causa. Citato con quella tua grazia lieve ma profonda, tra il Tao, la speranza e quell’arte che rigenera come una sorgente che non si lascia prosciugare.
E non posso che #accogliere questo tuo cenno come si accoglie un segno, una risonanza che spinge a dire, a rispondere, a continuare il filo.

#James, Citandoti mi fai sentire “#giovane – diversamente giovane”, ma soprattutto testimone grato del tuo volo tra nidi di rondine e sbarre che si aprono: portatrici di primavera le prime, di possibilità umana le seconde.

Sei neo profeta in patria – e non per miracolo, ma per studio, empatia e dolore trasposto in linguaggio. #TAO non è solo un’opera: è un parto simbolico, un’urgenza d’amore tradotta in scena, uno squarcio di dignità nei luoghi dove la vita sembra sospesa. Non tutti possono essere drammaturghi, è vero: ma dirigere, raccogliere, ricomporre emozioni e vissuti altrui è una forma rara e preziosa di pedagogia civile.

La tua #crew (equipaggio), i detenuti, le educatrici, i bambini… sono le fibre di un racconto corale, dove la libertà è un lampo di possibilità che passa per la delicatezza e la poesia, mai per lo stereotipo. È lì la qualità. È lì il valore.

Portiamo in auge, allora:

  • il diritto alla genitorialità come dignità umana,
  • l’arte come atto restitutivo, mai giudicante,
  • lo sguardo che salva, anche solo per un giorno, anche solo con un corto.

TAO è figlio di molti e padre di altri. Ed è per questo che, da lontano ma connesso, ti dico: continua a raccontare così. Perché la vera #bellezza è quando l’arte accarezza l’anima senza gridare.

Con stima e affetto,
#CIROSCO99 – Uomo del mondo
Per la Traversata, per la Memoria, per la Rinascita.

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